
Si anima il dibattito sul cosiddetto ritorno all’esperienza della Casa dei Comuni per la governace dell’ente Provincia di Vicenza.
È di alcuni giorni fa l’appello di alcuni sindaci dei comuni più popolosi del territorio Vicenza e Bassano del Grappa in testa, ma anche Arzignano, Schio e Thiene, per superare le divisioni politiche e formare un listone unico e apartitico in vista delle imminenti elezioni provinciali.
L’obbiettivo è eleggere un consiglio che lavori nell’interesse dell’intero territorio anziché per logiche di partito su temi delicati come viabilità, edilizia scolastica e ambiente. Insomma, nostalgia di un passato neanche troppo lontano.
Per completezza, l’appello è stato sottoscritto da Giacomo Possamai (Vicenza), Nicola Finco (Bassano del Grappa), Cristina Marigo (Schio), Maurizio Zordan (Valdagno), Gianantonio Michelusi (Thiene), Silvio Parise (Montecchio Maggiore), Riccardo Masiero (Arzignano), Pierluigi Giacomello (Lonigo) e Giannantonio Stangherlin (Cassola).
Rucco: “Casa dei Comuni? Fase diversa da allora, oggi servono scelte chiare”
Oggi, si registra l’intervento di Francesco Rucco, ex presidente della Provincia di Vicenza, oltre sindaco del capoluogo, e oggi vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto.
Lo ha fatto rivendicando valori e risultati di quel progetto trasversale della Casa dei Comuni sperimentato al tempo “di Achille Variati e del sottoscritto”, ma dicendosi anche scettico sulla sua attualizzazione.
“Oggi – ha dichiarato Francesco Rucco – il quadro è cambiato. La Provincia ha ormai maturato oltre dieci anni di esperienza come ente di secondo livello. Nel 2024 si è tornati correttamente a confrontarsi attraverso liste differenti, espressione di culture politiche, programmi e priorità diverse. Non è stato uno scontro tra fazioni, ma il normale funzionamento della democrazia.
Lo dimostra anche l’esperienza dell’attuale presidente Andrea Nardin che, pur sostenuto da una maggioranza di centrodestra, ha lavorato con Comuni guidati dal centrosinistra o da amministrazioni civiche. Per collaborare, dunque, non è necessario cancellare le differenze, rinunciare ai programmi o costruire un listone nel quale siano tutti insieme”.
C’è poi un problema di metodo che non può essere ignorato secondo Rucco: “Questo percorso sembra essere stato avviato coinvolgendo soprattutto i sindaci dei Comuni più grandi, senza un confronto adeguato con le numerose amministrazioni dei centri più piccoli. Eppure sono proprio questi Comuni, spesso con meno risorse economiche, meno competenze tecniche e meno personale, ad avere maggiore bisogno di una Provincia autorevole, presente e capace di sostenerli. La Provincia non può essere ridisegnata attraverso un’intesa tra pochi grandi Comuni: deve rappresentare con pari dignità tutto il territorio vicentino, dalle città maggiori fino alle comunità più piccole e periferiche”.
Secondo l’ex presidente della Provincia di Vicenza è inoltre necessario riaprire seriamente il tema del ritorno all’elezione diretta del presidente e del Consiglio provinciale “perché l’attuale sistema di secondo livello ha allontanato la Provincia dai cittadini”.
Poi un’analisi più spita sul mero piano politico: “Questa nuova Casa dei Comuni targata Finco-Possamai rischia di apparire più come un accordo personale che come una vera intesa programmatica. È questo il rischio che si corre quando si finge di non comprendere che, da una parte, c’è il centrodestra e, dall’altra, il centrosinistra: coalizioni con culture politiche, programmi e priorità differenti. Una distinzione che, del resto, tornerà con evidenza pochi mesi dopo le elezioni provinciali, quando alle elezioni politiche gli elettori saranno chiamati a scegliere nettamente tra due schieramenti alternativi”.
Il caso Lonigo, le critiche della minoranza
Come detto, tra i firmatari anche il neo eletto sindaco di Lonigo, Pierluigi Giacomello e i consiglieri comunali del gruppo Progetto Lonigo, Luca Restello e Flavio Mirandola, ne approfittano per un attacco politico.
La firma dell’appello da parte del primo cittadino viene giudicata contraddittoria con il sostengo ricevuto da Fratelli d’Italia nelle elezioni comunali e contrario all’idea di un ritorno all’esperienza della Casa dei Comuni, come dimostrano alcune recenti dichiarazioni dell’europarlamentare meloniana Elena Donazzan (leggi qui).
E i consiglieri di Progetto Lonigo ricordano anche come “l’attuale presidente della Provincia (Andrea Nardin, ndr), proviene proprio da quell’area politica, eppure questo non ha impedito di costruire accordi quando facevano comodo. Così come – proseguono – nessuno si fece troppi scrupoli ad appoggiare il sindaco Giacomello quando governava insieme alla sinistra, arrivando perfino a commissariare con sorprendente rapidità l’intero circolo di FdI Lonigo, colpevole di non condividere certi capolavori di geometria politica”.
I consiglieri comunali del gruppo Progetto Lonigo, Luca Restello e Flavio Mirandola, concludono: “Nel frattempo, il sindaco di Lonigo continua imperterrito per la sua strada: dopo aver accontentato FdI con un assessorato, sembra proseguire serenamente facendo di testa propria, con i partiti relegati più al ruolo di spettatori che di registi. Del resto, se davvero si vince senza i partiti, perché iniziare ad ascoltarli proprio adesso”?

































