
Solo posti in piedi ieri sera al Palazzo Marconi di Sandrigo per l’evento dal titolo “BESS Sandrigo – Impianti di accumulo a batteria e fotovoltaico a terra”, promosso dal gruppo consiliare Nuova Sandrigo per discutere di impianti di accumulo a batteria, fotovoltaico a terra e conseguenze della transizione energetica sul territorio. E commenti caldi del pubblico, perché la novità, giunta dalla Regione in via informale due ore prima dell’appuntamento è che l’impianto BESS, al centro della cronaca sandricense negli ultimi mesi, si farà.
Impianto BESS: di che cosa si tratta
Un impianto BESS (Battery Energy Storage System) è un impianto di accumulo di energia elettrochimica, immagazina l’energia prodotta da fonti rinnovabili in eccesso, e la rilascia poi in momenti di maggiore richiesta. Nel caso specifico, si parla di un sistema stand alone (ovvero che non ha bisogno di un impianto di produzione locale, come pannelli solari o pale eoliche, per funzionare), composto da tanti container pieni di batterie al litio collegati alla rete elettrica tramite cavidotto sotterraneo e ricaricabili.
L’impianto BESS approvato a Sandrigo
La Società Sandrigo FL S.r.l (che ha sede, però, a Mirandola) ha presentato istanza di Autorizzazione Unica per la costruzione e l’esercizio di un impianto di accumulo elettrochimico (BESS) stand-alone della potenza di 72 MW e capacità di 288 MWh, nel territorio comunale; è stato approvato dalla Giunta comunale uno schema di convenzione che prevede compensazioni economiche per oltre 3,7 milioni di euro in 25 anni. 90mila euro sono garantiti nei primi 7 anni (fase di tolling, caratterizzata da ricavi ridotti), oltre a una garanzia fidejussoria di 300mila euro che verrà versata prima dell’avvio dell’esercizio dell’impianto.
Impianti di accumulo e fotovoltaico: rischio o opportunità?
Ad introdurre la serata Roberto Ciambetti, membro del Comitato regionale per le comunicazioni della Regione del Veneto, secondo cui la politica dovrebbe innanzitutto stabilire regole e condizioni per realizzare queste infrastrutture, a fronte di una normativa nazionale piuttosto vincolante – parliamo del D.lgs. 190/2024 Testo Unico sulle Rinnovabili che recepisce delle normative europee sulla transizione energetica -.
Ciambetti ha spiegato che esistono attualmente procedure che parificano il territorio agricolo con installato il BESS ad un campo di mais coltivato; qualcuno dice che dopo trent’anni di sfruttamento, il campo può tornare come prima ad essere seminato. “Trent’anni non sono un periodo transitorio. Trent’anni sono una generazione, non una fase transitoria. Faccio fatica inoltre ad accettare che terreni agricoli fertili vocati alla produzione di alimenti per l’uomo o foraggi possano essere sottratti alla loro funzione primaria per diventare per almeno 30 anni distese di pannelli fotovoltaici o vere e proprie urbanizzazioni energetiche” chiosa Ciambetti.
Bruno Giometto, del Dipartimento di Scienze mediche dell’Università di Trento, ha introdotto i relatori della serata, cedendo la parola a Lucia Pozzato, capogruppo consiliare di Nuova Sandrigo, che ha raccontato la genesi dell’appuntamento e ha evidenziato come, solo due ore prima dell’inizio della serata previsto per le 20.30, i consiglieri regionali Davide Lovat (Resistere Veneto) e Carlo Cunegato (AVS) avessero rinvenuto informazioni in Regione sull’impianto BESS.
A sorpresa, dunque, Pozzato ha fatto sapere che la Conferenza dei Servizi sul progetto si è tenuta il 26 agosto e ha dato parere positivo, di conseguenza la ditta è in attesa dell’Autorizzazione unica. L’impianto, in poche parole, si farà.
L’interpellanza Nuova Sandrigo
Facendo un piccolo recap, come abbiamo già raccontato, le consigliere comunali Pozzato e Cuman hanno presentato un’interpellanza il 23 luglio 2026, pochi giorni dopo la deliberazione della Giunta Comunale che approvava lo schema di convenzione disciplinante le misure compensative territoriali e ambientali relative al progetto. Le consigliere rivelano di aver scoperto della deliberazione (data 16 luglio) dalla pubblicazione della documentazione all’Albo Pretorio (il 20 luglio). Secondo le consigliere, è emerso come il Comune fosse a conoscenza fin da ottobre 2025 del progetto, quando la Regione Veneto comunicò l’avvio del procedimento autorizzativo, richiesto dalla società.
Il progetto non è stato condiviso con minoranze e territorio, ha lamentato Pozzato, oltre al fatto che ci si chiede se le analisi ambientali siano mai state fatte o se sia stata studiata un’opzione di cambio luogo.

L’area coinvolta è tra via San Sisto e via Termini: 34mila metri quadri di suolo agricolo coinvolto, di cui 14mila edificati, che ospiteranno 58 container di capacità 5 MWh con una potenza complessiva di 72 MW. 15 container saranno utilizzati per la trasformazione dell’energia e le batterie inserite saranno agli ioni di litio. Previsti tre bacini di invaso disperdenti e una recinzione di rete metallica alta due metri.

La preoccupazione diffusa dei sindaci
Davide Lovat, consigliere regionale di Resistere Veneto, ha rivelato che dopo il proprio insediamento in Regione, una delle prime attività in II Commissione – che tra le materie di competenza ha l’ambiente – è stata un’audizione multipla dei sindaci che, da varie province, si recavano ad esprimere perplessità in merito alle modalità di scelta della collocazione degli impianti fotovoltaici a terra. Gli amministratori dei paesi veneti commentano che attualmente è in atto quasi una “ricerca selvaggia” di terreni dove installare impianti energetici e dunque gli stessi chiedono a gran voce una regolamentazione.
Lovat ha infine sottolineato la necessità di un bilanciamento tra l’esigenza di ricercare nuove fonti energetiche e il mantenimento della bellezza del paesaggio.
Arturo Lorenzoni, professore del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova, ha poi affrontato il tema dei BESS nel quadro della transizione energetica, spiegando il ruolo che i sistemi di accumulo a batteria possono assumere nel nuovo scenario energetico. I container dei BESS hanno una flessibilità tecnologica, pertanto si tratta di impianti che forniscono energia a un costo molto più basso rispetto a una centrale.
Sta crescendo il bisogno di accumulo e l’Italia ha la necessità di crescere dal punto di vista della transizione verso queste forme energetiche. Lorenzoni si è detto però concorde sul fatto che i sindaci sono stati lasciati soli, dopo il recepimento delle norme europee, dunque è necessario che vengano stabilite delle indicazioni chiare affinché, anche a livello comunale, ci si possa organizzare nei piani urbanistici. Il professore ha aperto una riflessione sulla distinzione tra ambiente e paesaggio: “dipende chi vogliamo preservare tra i due, preservare il paesaggio ma consumare l’ambiente?”.
In conclusione del suo intervento, Lorenzoni ha suggerito di usare al meglio il denaro delle compensazioni, per esempio creando aree di forestazione.

Claudio Bertorelli, fondatore di Aspro Studio, ha concentrato invece il proprio intervento sul rapporto tra infrastrutture energetiche e territorio, ponendo in particolare la questione del paesaggio e di quale paesaggio possa derivare dalla diffusione degli impianti destinati alla produzione e all’accumulo di energia. “Il problema non è fare gli impianti ma dove vengono collocati” ha riflettuto Bertorelli.
Il pubblico in sala: “Ma chi ha deciso dove collocarlo?”
Spazio agli interventi del pubblico, che si è mostrato visibilmente preoccupato, quasi adirato, per l’installazione dell’impianto BESS in un luogo adiacente alle case e senza alcuna diffusione di informazioni preventiva. C’è chi l’ha definito “uno scempio” e chi si è chiesto perché proprio su un terreno agricolo e non sui tetti di capannoni dismessi; “i tetti non sono sufficienti” ha risposto Lorenzoni, “o meglio, molti non sono disponibili perché non sopportano un peso così elevato essendo stati tarati sulla base del carico neve”.
Dal pubblico qualcuno ha chiesto informazioni “sul pericolo in caso d’incendio” e se vi sia un inquinamento acustico ed elettromagnetico possibile; qualcun altro, con tono sostenuto, ha domandato “chi ha deciso di farlo proprio lì”, mentre la consigliera comunale di minoranza Bertilla Lain ha ipotizzato il ricorso al TAR del Veneto per contrastare la decisione della Regione.
A questo punto, il sindaco Marica Rigon, presente in sala, ha chiesto d’intervenire sostenendo l’impossibilità di divulgare informazioni nel corso di un’istruttoria a causa di una responsabilità amministrativa a cui deve attenersi, oltre al fatto che l’area in oggetto non è di proprietà comunale ma privata, dunque l’impresa committente ha contattato il proprietario chiedendo la vendita del terreno.
Al netto delle numerose critiche al progetto che hanno generato malcontento negli abitanti di Sandrigo e delle frazioni, gli organizzatori hanno chiuso la serata invitando a firmare la petizione e replicando la volontà di proseguire con l’impegno a fare luce sulla vicenda, ricercando soluzioni più sostenibili e rispettose per il futuro della comunità.









































