Pensioni, in Veneto crollano le uscite anticipate: -23% in cinque anni, lasciare il lavoro prima dei 67 anni conviene sempre meno

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Alessandro Chiavelli, segretario Spi Cgil Veneto

Sempre meno lavoratori veneti scelgono, o riescono, ad andare in pensione prima dei 67 anni, usufruendo della cosiddetta “flessibilità in uscita”. È quanto emerge dall’elaborazione dei dati Inps realizzata dallo Spi Cgil Veneto, che mette a confronto i flussi di pensionamento e le differenze nelle pensioni anticipate del primo semestre 2021 con quelli dello stesso periodo del 2026.

Secondo il sindacato, il ricorso alla pensione anticipata (intorno ai 61 anni circa) è diminuito del 23% in cinque anni, mentre le pensioni di vecchiaia sono aumentate del 24,5%, segno di un sistema previdenziale che, secondo lo Spi, rende sempre più difficile lasciare il lavoro prima dell’età prevista dalla legge.

Pensioni anticipate Veneto: i numeri del calo

Nel primo semestre del 2021 i lavoratori veneti che avevano scelto la pensione anticipata erano circa 17 mila, usufruendo degli strumenti di uscita anticipata messi in campo per “aggiustare la legge Fornero”, contro poco meno di 8.500 pensioni di vecchiaia.

Nei primi sei mesi del 2026, invece, le pensioni anticipate sono scese a 13.099 (-23%), mentre quelle di vecchiaia sono salite a circa 10.500 (+24,5%).

Per lo Spi Cgil il cambiamento è dovuto a diversi fattori: da un lato l’uscita dal mercato del lavoro di gran parte della generazione dei baby boomer, dall’altro la fine di alcune misure di flessibilità introdotte negli anni successivi alla riforma Fornero, come Quota 103 e Opzione Donna.

Dipendenti pubblici e donne tra i più penalizzati

L’analisi evidenzia differenze significative tra i diversi comparti.

Nel pubblico impiego le pensioni anticipate sono passate da 2.137 del primo semestre 2021 a 1.205 nello stesso periodo del 2026, con una diminuzione del 43,6%, mentre le pensioni di vecchiaia sono aumentate dell’85%.

Tra i lavoratori autonomi le uscite anticipate diminuiscono del 26%, mentre quelle di vecchiaia crescono di oltre il 12%.

Nel settore privato il ricorso alla pensione anticipata cala del 16%, a fronte di un incremento di circa un terzo delle pensioni di vecchiaia.

Anche il dato di genere mostra una differenza marcata: tra le donne le pensioni anticipate diminuiscono del 29,4%, mentre tra gli uomini il calo si ferma al 19,5%.

Spi Cgil: “Sempre più difficile lasciare il lavoro prima”

Secondo Alessandro Chiavelli, della segreteria dello Spi Cgil Veneto, il sistema previdenziale sta attraversando una trasformazione profonda.

Il sindacato sostiene che il Governo, pur avendo promesso di superare la riforma Fornero, abbia invece eliminato alcuni strumenti che consentivano una maggiore flessibilità nell’uscita dal lavoro.

“I baby boomer, che hanno iniziato a lavorare molto giovani con condizioni economiche e previdenziali più favorevoli, sono i maggiori fruitori della pensione anticipata. Ma ormai il loro numero, che risulta molto alto in Veneto (fra le poche regioni in cui le pensioni anticipate sono ancora superiori a quelle di vecchiaia), si sta esaurendo” sostiene Chiavelli.

Per lo Spi Cgil, inoltre, le nuove generazioni arrivano alla pensione in regime contributivo dopo carriere caratterizzate da precarietà e discontinuità contributiva, con assegni spesso più bassi che spingono molti lavoratori a prolungare l’attività lavorativa per ottenere una pensione più elevata.

Per questo il sindacato sostiene la necessità dell’apertura di un tavolo nazionale sulla riforma del sistema previdenziale, con l’obiettivo di adeguare le regole alle trasformazioni del mercato del lavoro e alle condizioni delle nuove generazioni di lavoratori.