
Alla vigilia del voto regionale, Claudio Borgia espone la contrarietà di FdI a Liberi Subito e chiede più cure palliative e sostegno alle famiglie.
Borgia sul fine vita chiede che il confronto in Consiglio regionale distingua l’organizzazione sanitaria, di competenza del Veneto, dalla disciplina sostanziale dei diritti coinvolti. Il capogruppo di Fratelli d’Italia interviene alla vigilia dell’esame della proposta regionale sul suicidio medicalmente assistito, sostenendo che una materia legata a vita, autodeterminazione e tutela delle persone vulnerabili non dovrebbe produrre regole differenti da regione a regione.
La posizione si colloca sul fronte opposto rispetto all’appello per l’approvazione integrale formulato dai promotori. Le ragioni dell’Associazione Luca Coscioni e le modifiche annunciate per il testo sono riportate nell’articolo sul voto di Liberi Subito e sull’appello di Marco Cappato. Il voto dell’aula dovrà misurarsi con entrambe le impostazioni.
Borgia sul fine vita: cure palliative e tutela delle persone fragili
Borgia riconosce che la giurisprudenza costituzionale ha lasciato alle Regioni spazi circoscritti sul piano organizzativo e procedurale. A suo giudizio, però, i requisiti sostanziali di accesso, i confini dei diritti e la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni devono restare all’interno di una disciplina nazionale. È una valutazione politica e giuridica espressa dal capogruppo di FdI, non una decisione dell’aula.
“La nostra contrarietà non vuole e non deve mai trasformarsi in un giudizio nei confronti di chi, vivendo condizioni di sofferenza estrema, arriva a chiedere di porre fine alla propria vita”, afferma Borgia. La risposta indicata dal consigliere passa dal rafforzamento delle cure palliative, della terapia del dolore, dell’assistenza domiciliare, del sostegno psicologico e dell’aiuto alle famiglie.
Il capogruppo richiama il rischio che una persona fragile possa sentirsi inutile, diventata un peso o priva di alternative. Per Borgia, la libertà individuale deve essere accompagnata dalla responsabilità delle istituzioni di garantire vicinanza e opzioni terapeutiche realmente accessibili. La sua tesi è che una decisione irreversibile non debba maturare per solitudine, paura o insufficienza dell’assistenza.
Nel comunicato viene richiamata anche l’esperienza dei Paesi Bassi, dove l’eutanasia riguarda, nei casi previsti dall’ordinamento locale, situazioni che possono comprendere patologie psichiatriche, demenza e minori. Borgia precisa di non voler sovrapporre sistemi giuridici differenti, ma utilizza quel caso per sostenere la necessità di garanzie rigorose. Il confronto con l’Italia resta quindi un argomento politico del consigliere e non dimostra automaticamente conseguenze analoghe nel sistema italiano.
Un altro punto centrale è l’alleanza terapeutica tra medico e paziente. Secondo Borgia, il medico deve poter presentare tutte le alternative disponibili e accompagnare la persona nel percorso di cura. Il consigliere richiama inoltre il Comitato nazionale per la bioetica, che nelle sue diverse posizioni sul suicidio medicalmente assistito ha evidenziato l’importanza di un’offerta effettiva di cure palliative e terapia del dolore.
La posizione di FdI resta contraria alla proposta. Borgia la presenta però come una scelta in difesa della dignità della persona e non come un giudizio su chi chiede aiuto per porre fine a sofferenze ritenute intollerabili. Il confronto in aula chiarirà quale spazio avranno queste obiezioni nel testo e negli emendamenti.
L’intervento di Borgia sul fine vita completa così il quadro politico della vigilia: da un lato la richiesta dei promotori di approvare Liberi Subito senza svuotamenti, dall’altro la richiesta di Fratelli d’Italia di privilegiare una disciplina nazionale e investire prima di tutto sull’accesso uniforme alle cure palliative.



































