Fine vita in Veneto, Morosin: «Libertà, autodeterminazione e dignità della persona»

75
Fine vita in Veneto, Alessio Morosin davanti al Leone di San Marco

Alessio Morosin interviene sul fine vita in Veneto: libertà di coscienza per i consiglieri, cure palliative e garanzie della Consulta.

Nel confronto sul fine vita in Veneto, Alessio Morosin, esponente di Liga Veneta Repubblica, richiama il quadro tracciato dalla sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale e sostiene che la scelta debba essere affrontata nel rispetto della libertà, dell’autodeterminazione e della dignità della persona. È una posizione politica espressa dall’esponente autonomista nel dibattito regionale, non una valutazione neutrale sull’esito del confronto in Consiglio.

L’intervento arriva mentre l’aula veneta torna a discutere la disciplina delle procedure sanitarie. La vigilia del voto e le richieste dei promotori erano state ricostruite nell’articolo sull’appello di Marco Cappato per Liberi Subito. Morosin aggiunge una lettura politica centrata soprattutto sulla libertà di coscienza dei singoli consiglieri.

Fine vita in Veneto, le condizioni richiamate da Morosin

Secondo Morosin, nessuna parte politica o culturale può rivendicare un monopolio dell’etica o della verità. Da questa premessa deriva la sua richiesta che ciascun consigliere possa pronunciarsi senza condizionamenti, valutando il tema in coscienza. L’esponente di Liga Veneta Repubblica afferma che il compito delle istituzioni sia garantire la libertà della persona entro limiti chiari e con controlli pubblici.

Morosin distingue inoltre il suicidio medicalmente assistito dall’eutanasia, che resta vietata dall’ordinamento italiano. La sentenza della Consulta ha individuato una circoscritta area di non punibilità per l’aiuto prestato a una persona che abbia formato autonomamente e liberamente la propria decisione, sia mantenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale, sia affetta da una patologia irreversibile fonte di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili e sia pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli.

Le condizioni e le modalità devono essere verificate da una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente. Morosin richiama questi requisiti per sostenere che il percorso non possa essere rappresentato come una scelta priva di regole o controlli. La sua valutazione resta però parte del confronto politico, nel quale convivono posizioni differenti sulla competenza regionale e sulle procedure da adottare.

Nella nota l’esponente autonomista insiste anche sul ruolo delle cure palliative e della terapia del dolore. A suo giudizio devono essere garantite in modo effettivo, affinché nessuna decisione maturi per mancanza di assistenza, solitudine o insufficiente presa in carico sanitaria. La stessa Corte costituzionale ha più volte richiamato l’importanza dell’accesso appropriato alle cure palliative per le persone che soffrono.

Per Morosin, dunque, il fine vita in Veneto richiede insieme autonomia individuale, responsabilità delle istituzioni e garanzie sanitarie. La posizione attribuisce alla libertà di coscienza dei consiglieri un ruolo centrale nel voto, ma non anticipa l’esito dell’aula né risolve le diverse letture giuridiche e politiche che accompagnano la proposta.