Miss Italia, Enrico Vanzina: «La bellezza cambia, ma servono talento e intelligenza»

23
Miss Italia e Vanzina, concorrenti durante le selezioni 2026

Enrico Vanzina legge gli ottant’anni del nome Miss Italia come uno specchio dei cambiamenti sociali, estetici e culturali del Paese.

Il rapporto tra Miss Italia e Vanzina attraversa cinema, costume e trasformazioni della società italiana. Il regista e sceneggiatore, intervenuto alla presentazione della fase finale dell’edizione 2026, descrive il concorso come un osservatorio sui mutamenti del gusto e della bellezza nazionale, nell’anno degli ottant’anni del nome Miss Italia.

Vanzina ha presieduto due volte la giuria e parte dalla propria esperienza per sottolineare come il modello della bellezza italiana si sia aperto a influenze e culture diverse. Il concorso arriva alla fase conclusiva dopo il percorso delle selezioni, raccontato anche nell’articolo sulle prefinali nazionali di Miss Italia 2026.

Secondo il regista, la longevità della manifestazione deriva dalla capacità di attraversare epoche differenti senza perdere riconoscibilità. Il concetto di bellezza non resta immobile: segue la composizione della società, accoglie nuovi canoni e diventa più rappresentativo di un Paese trasformato.

Miss Italia e Vanzina, ottant’anni tra cinema e costume

Il legame con il cinema occupa una parte centrale della riflessione. Vanzina ricorda il patron Enzo Mirigliani e collega la storia del concorso al lavoro del padre Steno. Nei suoi film comparvero interpreti come Fulvia Franco, Sophia Loren e Gina Lollobrigida, protagoniste che in modi diversi incrociarono anche l’universo di Miss Italia.

La relazione è proseguita negli anni con numerose figure dello spettacolo: Martina Colombari, Federica Moro, Anna Falchi, Maria Grazia Cucinotta, Simona Ventura, Serena Autieri, Alba Parietti e Stefania Sandrelli. Vanzina ricorda inoltre di aver contribuito alle vittorie di Anna Valle e Francesca Chillemi e alla scelta di Elisa Isoardi come Miss Cinema.

Guardando all’edizione 2026, il regista sposta però l’attenzione oltre l’aspetto estetico. Per rappresentare oggi il concorso, sostiene, sono necessari talento e soprattutto intelligenza. Sono qualità che considera decisive tanto nel passato quanto nel presente.

La lettura proposta da Vanzina non presenta quindi gli ottant’anni come una celebrazione immobile. Il dialogo tra Miss Italia e Vanzina diventa piuttosto un modo per osservare come cinema, televisione e concorsi popolari abbiano accompagnato l’evoluzione dell’immagine femminile e del costume nazionale.