
UGL Salute richiama la decisione della Cassazione sui buoni pasto per il personale sanitario impegnato in turni superiori alle sei ore.
I buoni pasto ai turnisti sanitari devono essere riconosciuti quando l’orario di lavoro supera le sei ore e non consente una normale pausa per consumare il pasto. È la posizione espressa da UGL Salute dopo una pronuncia della Corte di Cassazione richiamata dal sindacato nel proprio intervento.
Il segretario nazionale Gianluca Giuliano chiede alle aziende sanitarie di applicare in modo uniforme il principio e di verificare anche le situazioni pregresse. Il tema riguarda soprattutto chi lavora di notte o copre turni prolungati nei reparti e nei servizi, dove l’organizzazione dell’assistenza limita la possibilità di interrompere l’attività. Le condizioni di lavoro nel settore sono state affrontate anche nell’approfondimento sulla figura dell’assistente infermiere e le richieste di Nursing Up Veneto.
Secondo UGL, il riconoscimento non rappresenta un vantaggio accessorio, ma una tutela connessa alla durata e alle modalità concrete del turno. Il sindacato ritiene quindi necessario evitare differenze tra territori e aziende, affinché lavoratori sottoposti a condizioni analoghe ricevano lo stesso trattamento.
Buoni pasto ai turnisti sanitari, la richiesta alle aziende
L’intervento sindacale invita le amministrazioni a riesaminare regolamenti e prassi interne. L’obiettivo dichiarato è far coincidere l’organizzazione aziendale con il diritto riconosciuto ai dipendenti che, per esigenze di servizio, non possono accedere alla mensa o fruire di una pausa compatibile con il proprio orario.
La questione ha un impatto pratico su infermieri, operatori sociosanitari e altre figure impegnate nella continuità assistenziale. Nei servizi organizzati sulle ventiquattro ore, infatti, la distribuzione dei turni e la presenza durante le fasce notturne rendono il pasto una componente della gestione del lavoro e non un elemento separato dall’attività.
UGL Salute domanda infine che l’applicazione avvenga senza costringere i singoli dipendenti ad avviare nuovi contenziosi. La richiesta è che le aziende assumano direttamente le iniziative amministrative necessarie e garantiscano i buoni pasto ai turnisti sanitari interessati, anche attraverso una ricognizione delle posizioni maturate in passato.



































