
(Adnkronos) – Come si trova la propria strada quando il passato sembra averne già indicata una? E’ da questa domanda che nasce “Un passo alla volta”, il cortometraggio scritto da Martina Ferragamo e Simone Coppo, diretto da Coppo, prodotto da Image Hunters e presentato da Ferragamo. Il film debutta questa sera al Teatro La Fenice di Venezia, nell’ambito dell’83/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Nel cast, accanto a Martina Ferragamo, Margherita Buy, Francesco Colella e Francesco Centorame.
La storia parte da una situazione apparentemente semplice: Martina, attrice, arriva su un set per girare un film dedicato alla propria famiglia, quella che ha nel nonno, Salvatore Ferragamo (1898-1960), il ‘ciabattino delle stelle’ di Hollywood, il suo patriarca. Ma mentre le riprese procedono, il confine tra realtà e finzione comincia a farsi sempre più sottile. I ricordi affiorano, il passato entra nel presente e il set diventa lo spazio nel quale la protagonista è costretta a confrontarsi con la storia da cui proviene. Il cortometraggio si muove così tra dimensione reale e onirica e costruisce un racconto nel quale cinema e memoria finiscono per sovrapporsi. Martina non è soltanto l’attrice che interpreta una storia familiare: è anche parte di quella storia. A rendere ancora più forte questo cortocircuito è la scelta di affidarle il ruolo di Wanda Miletti Ferragamo, sua nonna.
La figura di Wanda si intreccia inevitabilmente con quella di Salvatore Ferragamo, fondatore della maison e protagonista di una vicenda che ha attraversato anche il mondo del cinema. Il rapporto con Hollywood rappresenta infatti uno dei capitoli più conosciuti della sua storia: negli anni Venti Ferragamo si trasferì negli Stati Uniti e lavorò a Hollywood, dove entrò in contatto con l’industria cinematografica e realizzò calzature per numerose star.
Il cortometraggio guarda però a quella vicenda da una prospettiva diversa, concentrandosi sul modo in cui una storia così importante viene raccolta dalle generazioni successive. Wanda Miletti Ferragamo, moglie di Salvatore, ebbe un ruolo centrale nella continuità dell’azienda dopo la morte del marito e contribuì alla crescita e alla trasformazione della maison. Nel film, la sua figura diventa anche il simbolo di un passaggio tra generazioni e di una capacità di costruire il futuro a partire da ciò che si è ricevuto.
Per Martina, interpretare Wanda significa quindi confrontarsi con una presenza familiare e con una figura che appartiene contemporaneamente alla dimensione privata e alla storia pubblica della famiglia. Il cinema diventa lo strumento attraverso il quale osservare quella distanza e, allo stesso tempo, provare ad accorciarla. Martina Ferragamo, 28 anni, è la più giovane dei quattro figli del presidente della Maison Salvatore Ferragamo, Leonardo Ferragamo, e di Maria Beatrice Garagnani.
Il gioco tra realtà e finzione riguarda anche gli altri personaggi. Margherita Buy interpreta la regista del film nel film, mentre Francesco Colella veste i panni di Claudio e Matteo e Francesco Centorame interpreta Salvatore. Una struttura narrativa che moltiplica i punti di vista e accompagna la protagonista in un percorso nel quale ciò che viene rappresentato sul set finisce per avere conseguenze anche sul piano personale.
“Un passo alla volta” affronta così un tema che supera i confini della storia dei Ferragamo. Al centro c’è il rapporto con ciò che si eredita: un nome, una famiglia, una tradizione, un talento, ma anche aspettative e responsabilità. La domanda non è soltanto cosa riceviamo da chi ci ha preceduto, ma cosa decidiamo di farne. Il film si interroga proprio su questo passaggio. Ricevere un’eredità non significa necessariamente accettare una strada già definita. Può significare, al contrario, trovare il modo di confrontarsi con quella storia, riconoscerne il valore e allo stesso tempo trasformarla in qualcosa di personale.
È una riflessione che nel percorso di Martina assume un significato particolare. La sua attività nel cinema e nel teatro si affianca infatti alla storia familiare e alla notorietà del nome che porta. Formata al Lee Strasberg Theatre & Film Institute di New York, l’attrice ha costruito un percorso professionale tra cinema e teatro, prendendo parte, tra gli altri, a “Romantiche”, “6 minuti per farla innamorare” ed “Eh”, diretto proprio da Simone Coppo.
La collaborazione tra Ferragamo e Coppo, che sono anche una coppia nella vita privata, prosegue dunque con un progetto nel quale esperienza artistica e dimensione personale si incontrano. Il film diventa un’occasione per interrogare anche il significato del lavoro dell’attrice: interpretare un personaggio significa entrare nella storia di qualcun altro, ma in questo caso quella storia appartiene alla stessa interprete.
Anche la musica contribuisce alla costruzione di questa atmosfera sospesa. La colonna sonora originale è firmata da Matteo Buzzanca e accompagna il percorso della protagonista tra passato, presente e immaginazione. La musica diventa così parte del racconto e sottolinea il passaggio da una dimensione temporale all’altra.
Il risultato è un cortometraggio che utilizza una storia familiare molto riconoscibile per affrontare una questione più universale. Cosa significa appartenere a una storia che ci precede? Quanto di quella storia siamo chiamati a conservare e quanto, invece, possiamo riscrivere? E soprattutto, come si costruisce una propria identità quando il punto di partenza è già così definito? Il titolo “Un passo alla volta” riassume questa ricerca. In un tempo nel quale la velocità sembra essere diventata una misura del successo e nel quale tutto appare orientato verso il risultato immediato, il film sceglie di concentrarsi sul momento precedente alla meta: quello della scelta, dell’ascolto e della consapevolezza. Il passato non viene quindi presentato come qualcosa da abbandonare, ma come una parte della propria storia con cui fare i conti. L’eredità può diventare un vincolo, ma anche una possibilità. Dipende da come la si guarda e da cosa si decide di farne. A Venezia, attraverso la storia di Martina e il confronto con la figura di Wanda, il cortometraggio racconta proprio questo passaggio: il momento in cui una storia ricevuta smette di essere soltanto un’eredità e comincia a diventare una scelta personale. Non una fuga dal passato, ma un modo diverso di attraversarlo per poter guardare avanti. Un passo alla volta.
“Questo cortometraggio – dichiara Martina Ferragamo all’Adnkronos – rappresenta per me qualcosa di molto intimo e personale. Attraverso il cinema, che è una mia scelta e la mia strada, ho cercato di trasformare una storia profondamente legata alle mie radici in qualcosa di universale, che potesse appartenere anche agli altri. È stato un modo per raccontare la mia famiglia attraverso qualcosa che sento profondamente mio: la recitazione. E sono molto felice di poter condividere questo progetto con il pubblico”. “In questo film mi sono confrontata con due personaggi: da una parte interpreto me stessa all’interno di un contesto cinematografico, dall’altra mia nonna Wanda quando era giovane. Attraverso la recitazione sono quindi entrata in contatto con figure molto vicine alla mia storia personale. Ora sono curiosa di scoprire quanto lontano da me potrà portarmi un personaggio completamente diverso”, ha aggiunto. Sul futuro, Ferragamo anticipa: “Ci sono diversi progetti in cantiere che realizzeremo in autunno. Sono molto curiosa di vedere come proseguirà questo percorso”. E la presenza a Venezia? “La Mostra del Cinema – spiega – è qualcosa a cui ambisco fin da quando ero piccola. È bellissimo essere qui con questo progetto, in un luogo in cui si incontra quella che considero la nostra tribù del cinema e in cui c’è un forte contatto con il pubblico. Il pubblico è una parte fondamentale del cinema, perché è quello che, ogni volta, completa l’opera cinematografica”. (di Paolo Martini)
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