
Presentato in Quarta Commissione del Consiglio regionale un progetto di legge per un osservatorio sulla criminalità minorile in Veneto. Valdegamberi propone una sperimentazione di dodici mesi, con report, segnalazioni e coinvolgimento dei Comuni.
Un osservatorio per studiare e prevenire la criminalità minorile in Veneto: il progetto di legge proposto dal consigliere regionale Stefano Valdegamberi, del gruppo GM-Futuro Nazionale, è stato presentato martedì 22 settembre alla Quarta Commissione consiliare. Nella nota diffusa dal Consiglio regionale del Veneto, il proponente spiega che l’organismo dovrebbe coordinare competenze e strutture già esistenti, senza costituire un nuovo ente amministrativo. Si tratta di una proposta all’inizio dell’esame, non di un osservatorio già istituito.
Valdegamberi lega l’iniziativa alla necessità di leggere prima i segnali di rischio e di mettere in comunicazione istituzioni, enti locali e competenze scientifiche. Il tema della violenza tra ragazzi era già entrato nel dibattito pubblico regionale, anche attraverso precedenti interventi sulla criminalità minorile. Il nuovo atto mira invece a definire uno strumento permanente di raccolta delle informazioni e coordinamento delle risposte preventive.
Criminalità minorile in Veneto: la sperimentazione proposta
Il disegno illustrato dal consigliere prevede una fase pilota di dodici mesi. Tra gli indicatori indicati ci sono almeno due rapporti periodici validati da un comitato scientifico, almeno una segnalazione formalizzata nell’ambito di un sistema di allerta precoce e la partecipazione attiva di almeno cinque enti locali. Sono obiettivi della proposta, non risultati già raggiunti. Valdegamberi sostiene che misure di questo tipo permetterebbero di valutare in modo concreto l’utilità dell’iniziativa prima di un’eventuale stabilizzazione.
Nel testo illustrato è prevista attenzione alla tutela dei dati personali. Tra i criteri della sperimentazione, il proponente indica anche l’assenza di rilievi formali da parte del Garante per la protezione dei dati personali. La Giunta regionale dovrebbe poi sottoporre l’osservatorio a una revisione ogni tre anni, sulla base di una relazione valutativa del comitato scientifico riguardante efficacia, efficienza e impatto sulle politiche di prevenzione.
Secondo Valdegamberi, l’osservatorio non dovrebbe sovrapporsi alle competenze statali o alle funzioni dell’autorità giudiziaria: l’intento dichiarato è far dialogare soggetti che già lavorano con giovani e famiglie. Prima di poter operare, tuttavia, il progetto dovrà seguire l’iter consiliare e ottenere le approvazioni previste. La presentazione in commissione apre il confronto politico e tecnico sul suo contenuto, senza anticiparne l’esito.


































