Intelligenza artificiale e autonomia di giudizio, OLITEC rilancia la formazione digitale

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autonomia di giudizio digitale

L’autonomia di giudizio digitale richiede competenze, responsabilità e formazione fin dalla scuola: il richiamo di Massimiliano Nicolini al convegno UNINT.

L’autonomia di giudizio digitale dipende dalla capacità di comprendere l’origine delle informazioni, riconoscere i limiti delle risposte automatiche e mantenere un ruolo attivo nelle decisioni. È il tema sviluppato da Massimiliano Nicolini, direttore del Dipartimento Ricerca e Sviluppo della Fondazione OLITEC, durante il convegno organizzato all’Università degli Studi Internazionali di Roma. Le attività di ricerca e formazione dell’ente sono illustrate sul sito della Fondazione OLITEC.

L’incontro “Protezione dell’Infrastruttura Cognitiva: la Social Engineering Intelligence nell’era dell’AI” si è svolto il 23 settembre nell’aula magna dell’UNINT, nell’ambito della Rome Future Week. Il confronto, moderato da Sante Dotto, ha riunito Nicolini, Marco Pugliese, Biagino Costanzo e Claudio Fratocchi attorno al rapporto fra tecnologie, fattore umano e sicurezza cognitiva.

Nicolini ha richiamato il rischio che la familiarità con un’applicazione venga confusa con la conoscenza del suo funzionamento. La fiducia nelle risposte prodotte dai sistemi digitali può infatti trasformarsi in una delega progressiva del ragionamento. Il tema dell’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale e delle competenze necessarie per utilizzarla è già al centro di iniziative rivolte ai cittadini e ai territori.

Autonomia di giudizio digitale, la formazione parte dalla scuola

La proposta educativa illustrata al convegno parte dalla scuola primaria e coinvolge anche genitori e insegnanti. Gli adulti che accompagnano la crescita dei ragazzi, secondo Nicolini, devono poter disporre di strumenti adeguati per orientare l’esperienza digitale quotidiana. La formazione dovrebbe raggiungere inoltre famiglie e territori con minori opportunità, evitando che la capacità di comprendere la tecnologia diventi un nuovo fattore di disuguaglianza.

Nel corso dell’intervento è stato presentato l’approccio BRIA, che integra bioinformatica, realtà immersiva e intelligenza artificiale. OLITEC lo collega a uno sviluppo interdisciplinare delle competenze STEM e alla preparazione dei propri cadetti. L’obiettivo è formare persone capaci non soltanto di usare gli strumenti, ma anche di progettarli e valutarne conseguenze e applicazioni.

Alla preparazione tecnica dovrebbe accompagnarsi una responsabilità concreta di chi sviluppa le tecnologie e di chi ne decide gli impieghi. Il richiamo ad Adriano Olivetti ha riportato il confronto al rapporto fra innovazione, dignità della persona e progresso sociale, sottolineando la necessità di interrogarsi sulle finalità del lavoro tecnologico.

Il percorso si conclude con un invito alla condivisione delle conoscenze tra ricerca, scuola e istituzioni. Trasferire esperienza alle nuove generazioni e dare spazio alle loro capacità viene indicato come un passaggio essenziale per proteggere l’autonomia di giudizio digitale e affrontare insieme la dimensione tecnica e quella umana della sicurezza.

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Giorgio Langella
Giorgio Langella è nato il 12 dicembre 1954 a Vicenza. Figlio e nipote di partigiani, ha vissuto l'infanzia tra Cosenza, Catanzaro e Trieste. Nel 1968 il padre Antonio, funzionario di banca, fu trasferito a Lima e lì trascorse l'adolescenza con la famiglia. Nell'ottobre del 1968 un colpo di stato instaurò un governo militare, rivoluzionario e progressista presieduto dal generale Juan Velasco Alvarado. La nazionalizzazione dei pozzi petroliferi (che erano sfruttati da aziende nordamericane), la legge di riforma agraria, la legge di riforma dell'industria, così come il devastante terremoto del maggio 1970, furono tappe fondamentali nella sua formazione umana, ideale e politica. Tornato in Italia, a Padova negli anni della contestazione si iscrisse alla sezione Portello del PCI seguendo una logica evoluzione delle proprie convinzioni ideali. È stato eletto nel consiglio provinciale di Vicenza nel 2002 con la lista del PdCI. È laureato in ingegneria elettronica e lavora nel settore informatico. Sposato e padre di due figlie oggi vive a Creazzo (Vicenza). Ha scritto per Vicenza Papers, la collana di VicenzaPiù, "Marlane Marzotto. Un silenzio soffocante" e ha curato "Quirino Traforti. Il partigiano dei lavoratori". Ha mantenuto i suoi ideali e la passione politica ed è ancora "ostinatamente e coerentemente un militante del PCI" di cui è segretario regionale del Veneto oltre che una cultore della musica e del bello.