
Il Coordinamento propone un sostegno mensile fino a 400 euro e un fondo per chi lavora da almeno dieci anni fuori dalla propria regione.
I docenti fuori sede sostengono costi per affitti, utenze, trasporti e ricongiungimenti familiari che possono assorbire una parte rilevante dello stipendio. Il Coordinamento nazionale dei docenti della disciplina Diritti Umani chiede perciò al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di dare una risposta concreta alle misure economiche già proposte. Le posizioni dell’organizzazione sono pubblicate sul sito del CNDDU.
Il Coordinamento contesta la distanza tra il richiamo ministeriale al dialogo e l’assenza di riscontri operativi sulle difficoltà di chi è costretto a lavorare lontano dalla residenza. La retribuzione è uniforme, osserva il CNDDU, mentre i costi abitativi cambiano sensibilmente tra territori e finiscono per ridurre il reddito realmente disponibile. Il tema si collega alle precedenti proposte sulla mobilità e i sostegni ai docenti lontani da casa.
Docenti fuori sede, le due proposte economiche del CNDDU
La prima misura è un contributo straordinario fino a 400 euro al mese per il personale scolastico di ruolo fuori sede, con criteri legati alla distanza dalla residenza, all’incidenza delle spese e alla durata della permanenza. Il Coordinamento chiede inoltre una revisione delle procedure di mobilità che consideri maggiormente gli anni trascorsi lontano dalla propria comunità e le condizioni familiari.
La seconda proposta prevede un fondo nazionale con un contributo straordinario di 60 mila euro per l’acquisto di un’abitazione nel comune di servizio. La misura sarebbe riservata ai docenti di ruolo che lavorano da almeno dieci anni fuori regione senza aver ottenuto il trasferimento interprovinciale richiesto.
Il CNDDU sollecita una valutazione finanziaria, una possibile copertura pluriennale e criteri verificabili, chiedendo strumenti specifici anche per i precari. Per il presidente Romano Pesavento, il costo della distribuzione territoriale del personale non può ricadere interamente sui lavoratori. Sui docenti fuori sede, conclude il Coordinamento, il Ministero dovrebbe accogliere le proposte, indicare alternative sostenibili oppure motivare esplicitamente le ragioni di un mancato intervento.
































