Ospedale di Adria, Regione e Comune discutono il rafforzamento dei servizi territoriali

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Ospedale di Adria, Palazzo Balbi sede della Regione Veneto
Palazzo Balbi (Venice)

L’assessore Manuela Gerosa ha incontrato il sindaco e ricevuto un documento sulle esigenze sanitarie del Polesine.

Il futuro dell’ospedale di Adria e dei servizi collegati è stato al centro di un incontro tra l’assessore regionale alla Sanità Manuela Gerosa e il sindaco della città polesana. Il confronto ha riguardato le richieste dell’amministrazione locale e le possibili risposte per migliorare l’accessibilità alle cure in un territorio con caratteristiche geografiche e demografiche specifiche. Le politiche sanitarie sono consultabili nel portale della Regione Veneto dedicato alla sanità.

Il Comune ha consegnato un documento che richiama l’esigenza di potenziare la struttura e rafforzare la presa in carico fuori dall’ospedale. Fra i punti affrontati figurano l’assistenza alle future mamme, le visite domiciliari durante la gravidanza e un servizio di trasporto e accompagnamento verso le strutture ospedaliere. Il tema si colloca nel più ampio dibattito sulla sanità e i servizi territoriali in Veneto.

Ospedale di Adria, attenzione a maternità e trasferimenti assistiti

Nel confronto è stato richiamato anche il ruolo dei servizi STAM e STEN, destinati rispettivamente al trasporto assistito materno e neonatale. Questi strumenti devono garantire trasferimenti tempestivi quando donne in gravidanza o neonati necessitano di cure specialistiche non disponibili nella sede più vicina.

Gerosa ha sottolineato l’importanza del dialogo con le amministrazioni locali per individuare risposte coerenti con i bisogni delle comunità. L’assessore ha definito la struttura di Adria un riferimento importante per il Polesine e ha confermato l’impegno regionale, nell’ambito delle competenze disponibili, a lavorare sul potenziamento dei servizi.

L’incontro non chiude il percorso amministrativo, ma formalizza le priorità indicate dal territorio. Per l’ospedale di Adria il nodo resta quello di integrare funzioni ospedaliere, assistenza domiciliare e collegamenti verso i centri specialistici, riducendo le difficoltà di accesso per le persone più fragili.