
La riforma dei porti deve evitare un nuovo accentramento a Roma e rafforzare l’integrazione tra gli scali dell’Alto Adriatico: è la posizione inviata ai parlamentari veneti da Silvio Scanagatta, presidente dei Popolari per il Veneto.
L’intervento riguarda il riordino della legge 84 del 1994, contenuto nel disegno di legge 2925 all’esame del Parlamento. Scanagatta sostiene la necessità di modernizzare il sistema portuale, ma contesta l’ipotesi che il coordinamento nazionale riduca l’autonomia delle Autorità di sistema. Il testo del provvedimento può essere seguito attraverso l’iter della Camera dei deputati.
La posizione si inserisce nel dibattito sulle infrastrutture e partecipazioni strategiche del Veneto. Secondo il presidente dei Popolari, la crescita dei traffici richiede investimenti nei collegamenti ferroviari, negli interporti e nelle relazioni con i distretti produttivi, trasformando la collocazione dell’Italia nel Mediterraneo in un vantaggio competitivo.
La critica principale riguarda la prospettata Porti d’Italia Spa, che per Scanagatta rischierebbe di aggiungere burocrazia e costi. La proposta alternativa è costruire un sistema logistico e industriale integrato tra Ravenna, Venezia e Trieste, al servizio del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, del Trentino-Alto Adige e dell’Emilia-Romagna.
Riforma dei porti, la proposta per l’Alto Adriatico
Il Nord Est, osserva Scanagatta, costituisce una porta europea per il manifatturiero e l’export italiano. Gli scali dovrebbero quindi cooperare mantenendo le proprie specializzazioni, con collegamenti efficienti alla rete transeuropea TEN-T e una maggiore capacità di competere con i porti sloveni.
I Popolari per il Veneto condividono l’esigenza di individuare infrastrutture strategiche e di rafforzare il coordinamento nazionale. Chiedono però decisioni rapide, autonomia operativa e collaborazione stabile tra istituzioni e imprese. La possibilità di coinvolgere capitali privati in progetti specifici, conclude Scanagatta, dovrebbe accompagnarsi a un equilibrio concreto tra indirizzo statale e responsabilità dei territori. La lettera inviata a deputati e senatori veneti sollecita quindi un confronto parlamentare capace di tradurre queste indicazioni in scelte operative, tempi certi e investimenti verificabili.



































