PFAS nella falda a Zevio, Bigon chiede chiarimenti prima dell’ampliamento di Cà Bianca

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PFAS nella falda a Zevio, paesaggio veneto con corso d'acqua

I PFAS nella falda a Zevio e la presenza di rifiuti interrati nell’area della discarica Cà Bianca sono al centro di una richiesta di chiarimenti presentata dai consiglieri regionali del Partito democratico prima dell’eventuale ampliamento dell’impianto.

La consigliera Anna Maria Bigon, con i colleghi Andrea Zanoni Trevisi, Chiara Luisetto, Giovanni Manildo e Jonatan Sambo, chiede alla Regione Veneto di chiarire il quadro ambientale prima di autorizzare nuovi volumi. La posizione è stata diffusa attraverso i comunicati del Consiglio regionale del Veneto e richiama i superamenti riscontrati nei controlli sulle acque sotterranee.

Il tema si inserisce nel più ampio monitoraggio delle concentrazioni di PFAS nei pozzi e nelle falde venete. I consiglieri citano ripetute anomalie per PFAS e cloruri, insieme a rifiuti che sarebbero stati sepolti nel sito e alla possibile presenza di amianto.

Tra le richieste avanzate figurano un piano di monitoraggio più puntuale, la ricerca dei PFAS nel percolato, la rimozione dei materiali interrati e la piena funzionalità dei piezometri. Il gruppo dem sollecita anche l’individuazione dell’origine della contaminazione, ritenuta un passaggio indispensabile prima di assumere decisioni sull’ampliamento.

PFAS nella falda a Zevio, le verifiche richieste alla Regione

Bigon sottolinea che l’istruttoria non dovrebbe limitarsi alla capacità residua della discarica, ma comprendere una valutazione complessiva degli effetti sulle acque sotterranee e dei rischi associati ai materiali presenti nell’area. La richiesta politica è di rendere disponibili dati aggiornati e verificabili, indicando tempi e responsabilità degli interventi.

La vicenda riguarda un impianto che da anni alimenta il confronto nel territorio veronese. I consiglieri chiedono che la Regione chiarisca se le misure di controllo attuali siano sufficienti e quali prescrizioni intenda imporre al gestore. Fino a quel momento, sostengono, ogni decisione sull’espansione di Cà Bianca dovrebbe essere preceduta da garanzie ambientali più solide, da una ricognizione documentata dei rifiuti presenti e da un quadro trasparente sull’evoluzione della qualità della falda.