
Il presidente della Terza commissione regionale invita a leggere partenze, rientri e capacità attrattiva insieme, chiedendo al sistema produttivo di offrire percorsi competitivi ai giovani qualificati.
Il tema dei cervelli in fuga dal Veneto richiede, secondo Roberto Marcato, una lettura meno superficiale dei dati. Il consigliere regionale sostiene che la regione debba migliorare la capacità di trattenere i giovani, senza ignorare le professionalità che arrivano da altre aree italiane e dall’estero. Le statistiche ufficiali sul mercato del lavoro sono raccolte anche da Veneto Lavoro.
Marcato riferisce che i laureati veneti diretti all’estero rappresenterebbero l’1,4 per cento della popolazione considerata fra 25 e 35 anni e che, includendo anche i non laureati, il valore scenderebbe allo 0,4 per cento. Aggiunge che negli anni successivi oltre la metà di chi parte sceglierebbe di tornare.
L’intervento segue un convegno a Piove di Sacco dedicato alla mobilità dei laureati e alla competitività regionale. Il confronto si lega alle recenti misure per autonomia e lavoro dei giovani, discusse anche sul piano nazionale.
Cervelli in fuga dal Veneto, imprese e attrattività
Per Marcato il confronto con Lombardia ed Emilia-Romagna deve tenere conto delle rispettive specializzazioni. Milano esercita una forte attrazione finanziaria, mentre l’Emilia-Romagna dispone di filiere industriali capaci di richiamare ingegneri e competenze nella motoristica.
Il Veneto, afferma il consigliere, può contare su un tessuto diffuso di piccole e medie imprese che ha mostrato capacità di reazione durante la pandemia. La dimensione aziendale incide però sulla possibilità di investire in ricerca, innovazione, formazione e percorsi professionali strutturati.
Un altro elemento riguarda la capacità di attrarre lavoratori qualificati, compresi medici provenienti da altre regioni e professionisti impiegati nelle aziende venete. Per trasformare questa attrattività in un vantaggio stabile servono retribuzioni, servizi, opportunità di crescita e collegamenti efficaci fra università e imprese.
Il dibattito sui cervelli in fuga dal Veneto resta quindi legato alla qualità delle occasioni offerte. I dati citati da Marcato dovranno essere confrontati su basi omogenee, distinguendo partenze temporanee, trasferimenti duraturi e rientri, per misurare davvero la capacità regionale di trattenere e richiamare competenze.



































