
Democrazia, derive della democrazia, qualità della democrazia nei Governi di oggi, astensionismo e significato della democrazia nell’attualità. Molti i temi all’interno del saggio di scienza politica “Democrazie o no” scritto da Gianfranco Pasquino e Marco Valbruzzi, pubblicato da UTET lo scorso settembre, e presentato presso la libreria Galla 1880 sabato 31 ottobre.
A dialogare con Gianfranco Pasquino – professore emerito e socio dell’Accademia dei Lincei, in passato senatore per tre legislature e presidente di riviste e realtà editoriali – è stato Nicola Muraro, esperto nel settore dell’informatica e dei servizi, ma anche appassionato fotografo.
Muraro ha esordito raccontando un aneddoto particolare che lo lega a Pasquino: in età adulta ha scelto di iscriversi alla facoltà di Filosofia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, chiedendo al docente dei consigli per la propria tesi di laurea su Norberto Bobbio. Non solo Pasquino gli inviò suggerimenti e critiche, ma si recò anche alla presentazione della tesi, partecipando alla discussione assieme al relatore e al correlatore.
Dopo i ricordi personali, il moderatore ha ricordato i temi principali della ricerca sulla scienza politica italiana contemporanea di Pasquino, che oltre ad aver prodotto numerosi studi sui partiti, le istituzioni e la democrazia, ha curato ricerche sull’alternanza,
il ruolo delle opposizioni, la responsabilità dei governi e la qualità delle democrazie. Una ricerca lunga negli anni nella quale il rigore teorico si è accompagnato sempre all’analisi dei fatti e del concreto funzionamento delle istituzioni.

Che cos’è la democrazia secondo Gianfranco Pasquino
Muraro ha chiesto a Gianfranco Pasquino di illustrare la tesi centrale del libro, ovvero il fatto che secondo molte interpretazioni correnti la democrazia sarebbe in crisi; tesi che i due autori del libro contestano in modo radicale e documentato. Nel libro viene fatta una distinzione tra la democrazia ideale (fatta di libertà, giustizia sociale e autogoverno) e le democrazie reali costruite e vissute quotidianamente dai cittadini e dalle istituzioni.
Non è in crisi l’idea di democrazia, secondo gli autori, sono le democrazie reali che possono incontrare problemi, anche gravi, di funzionamento; pertanto dovrebbero avere la capacità di imparare dagli errori e autocorreggersi. Come? Attraverso la circolazione di idee e comunicazioni tra i cittadini, il fulcro della democrazia è proprio il pluralismo.
Nel libro gli autori ammettono che definire la democrazia è un’operazione difficile, dagli esiti controversi, proponendo pertanto di sottoporre il concetto a tre verifiche: etimologica, storica e scientifica. Nella risposta, Pasquino ha ribadito come le democrazie reali incontrino nel loro corso sempre nuovi problemi e ha citato esempi di attualità, tra cui le recenti elezioni in Serbia e Brasile.
Muraro ha poi chiesto se i problemi di funzionamento equivalgano a una crisi della
democrazia e se sia possibile individuare una soglia netta oltre la quale una democrazia diventa un’autocrazia. Secondo Pasquino non esiste un degrado della democrazia proprio perché esiste la possibilità di andare a votare; piuttosto «le democrazie vengono uccise dalle elite, politiche come alcuni leader, economiche, militari o religiose, come nel caso delle teocrazie».
Dichiarare di apprezzare la democrazia significa condividerne le regole anche quando producono risultati sgraditi?
Muraro ha sottolineato come nel libro ci sia un largo utilizzo di numeri, usati per comporre tabelle, grafici e analisi, oltre a far parlare molto i sondaggi, «ma non c’è il rischio che i sondaggi registrino un consenso astratto alla democrazia senza cogliere le fratture profonde che possono comprometterne la sopravvivenza?» ha chiesto il moderatore.
Secondo Gianfranco Pasquino la democrazia si basa proprio sulla comunicazione tra le persone, cosa che non avviene nei regimi totalitari.
L’ultimo capitolo del libro si apre con una citazione di Bobbio sulla democrazia come condizione per lo sviluppo della personalità, della responsabilità e dell’attivismo civile; secondo gli autori la democrazia ha bisogno di istituzioni che funzionino, di una società civile vitale e di cittadini informati e partecipi. «Ma non sono queste condizioni che essa stessa dovrebbe contribuire a mantenere?» ha chiosato il moderatore.
Pasquino ha quindi citato il discorso di Pericle agli Ateniesi, che recitava: “Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile”; ci sono cittadini che si informano e cittadini che partecipano poco alla vita politica oggi proprio come allora. Secondo Pasquino se gli individui non hanno risorse economiche con le quali vivere, difficilmente possono entrare in un regime democratico; non solo, ma è lo sviluppo sociologico a rendere la democrazia possibile, mentre la leadership politica la rende reale, la realizza.
In conclusione, le domande della platea hanno dimostrato un’attenzione particolare del pubblico verso il volume presentato, curioso nei confronti delle domande di Nicola Muraro e delle risposte, velate di un’intelligente ironia, dell’ospite.
Una domanda rimane al pubblico: quanto è grande il nostro sentimento di appartenenza a una patria e quanto come cittadini partecipiamo a far progredire o regredire la democrazia?






































