
(Adnkronos) – Le misure per il lavoro della manovra non rispondono alla priorità di rafforzare i salari; le risorse esigue del fondo per l’anticipo pensione rischiano ipotetiche decurtazioni fino al 20% dell’assegno; bene invece la tassazione ai minimi termini per gli aumenti dei giovani ma serviva più “coraggio”. In un’intervista all’Adnkronos Maurizio Del Conte, professore ordinario di Diritto del Lavoro alla Bocconi di Milano, indica luci e ombre del pacchetto “Occupazione” contenuto nella Finanziaria approvata dal governo.
Professore qual è il suo commento sulle misure per il mercato del lavoro contenute in Legge di Bilancio?
“La manovra sostanzialmente punta di nuovo sugli incentivi alle assunzioni e sugli incentivi alle trasformazioni dei rapporti a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato. Diciamo che si tratta di una riproduzione di quanto già conoscevamo, quindi incentivi per giovani, donne e poi nelle zone Zes anche per gli over 35. Non so quanto questa misura possa effettivamente essere necessaria in questo momento in cui la crisi del mercato del lavoro è soprattutto lato offerta, cioè abbiamo pochi lavoratori e il problema è semmai il mismatch fra le competenze possedute dai lavoratori e quelle richieste dalle imprese: ma sappiamo benissimo che oggi il problema è per le imprese di trovare lavoro piuttosto che per i lavoratori di trovare un’occupazione”.
Quindi qual è la strada da percorrere?
“Mettere denari importanti su questa misura forse potrebbe non essere la vera priorità, la vera priorità come sappiamo sono in realtà i salari, e quindi probabilmente una misura che avesse ulteriormente ridotto il cuneo fiscale contributivo avrebbe avuto sicuramente da questo punto di vista un’efficacia maggiore”.
Spunta in manovra anche il fondo per l’anticipo della pensione, fortemente voluto dalla Lega, come lo giudica?
“C’è questo fondo destinato a una sorta di nuova quota 100, cioè 64 anni di età più 36 di contributi, che consentirebbe quindi un’uscita anticipata, anche se sappiamo che lo stanziamento che è poco sotto il miliardo certamente non sarà in grado di evitare una forte riduzione dell’assegno, cioè chi sceglierà questa opzione di uscita anticipata si vedrà decurtato l’assegno pensionistico di una cifra che sarà attorno probabilmente al 20%, anche se ancora non ci sono i numeri. Pure qui ci sarebbe da ragionare: se oggi non sia più utile fare misure che sostengano invece l’assegno pensionistico delle future generazioni piuttosto che anticipare l’uscita dal lavoro di chi è oggi in prossimità dell’età pensionistica”.
La manovra introduce per i giovani la tassazione ridottissima sui rialzi salariali, crede che possa riscuotere successo?
“E’ una misura interessante per i giovani che lavorano, per i quali è prevista una tassazione minima dell’1% sugli aumenti retributivi. Quindi diciamo viene fortemente incentivato ciò che è un super minimo, comunque un aumento retributivo per la platea dei giovani. E’, diciamo, una tassazione di favore che ha lo scopo naturalmente di trattenere i nostri giovani in Italia e compensare la cosiddetta fuga di cervelli. Anche se non è stata una scelta diciamo particolarmente coraggiosa, perché si limita esclusivamente agli incrementi retributivi e non è una vera e propria, come si dice, start tax, cioè una tassa ridotta per chi inizia a lavorare su tutto l’imponibile fiscale, ma è soltanto sul margine aggiuntivo”. (Luana Cimino)
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