
Nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1926 lo statista e il fratello Augusto furono prelevati a Borgo Valsugana, condotti a Vicenza e sottoposti a un interrogatorio politico.
Cento anni fa Alcide De Gasperi attraversava Vicenza da prigioniero del fascismo. Nella notte tra il 5 e il 6 novembre 1926 lui e il fratello Augusto furono sequestrati a Borgo Valsugana, caricati su un’automobile e portati nel capoluogo berico, dove vennero consegnati a esponenti del regime e interrogati sulla loro opposizione a Mussolini.
La ricostruzione storica diffusa da Giovanni Garzella ricorda che a De Gasperi fu chiesto di rinunciare all’attività politica e di piegarsi pubblicamente al nuovo ordine. Lo statista rifiutò. L’intervento del deputato fascista Luciano Marzotto evitò conseguenze immediate più gravi: i due fratelli furono condotti nella sua villa di Valdagno e il giorno successivo accompagnati alla stazione per partire verso Milano.
La vicenda si colloca nel clima di repressione seguito all’attentato contro Mussolini a Bologna del 31 ottobre 1926. Una biografia dello statista è conservata dalla Fondazione De Gasperi, mentre la memoria dei luoghi cittadini emerge anche nella storia recente di piazzale De Gasperi a Vicenza.
Alcide De Gasperi e la stretta del novembre 1926
La stampa fascista tentò di presentare l’episodio come una riconciliazione. De Gasperi contestò quella versione in una lettera a don Luigi Sturzo, ma la rettifica non poté circolare liberamente a causa della censura. Il racconto pubblico veniva così controllato insieme alla repressione fisica degli oppositori.
Il 6 novembre entrò in vigore una nuova legge di pubblica sicurezza; pochi giorni dopo i deputati dell’Aventino furono espulsi dalla Camera. Il sequestro si inserisce quindi nella trasformazione definitiva della dittatura, quando la violenza delle squadre e gli atti dello Stato concorrevano a eliminare ogni spazio di opposizione.
Ricordare oggi Alcide De Gasperi nel suo passaggio forzato per Vicenza significa riportare alla luce un episodio locale della storia nazionale. La sua scelta di non rinunciare all’impegno politico anticipò il ruolo che avrebbe poi avuto nella ricostruzione democratica italiana e nel progetto europeo.
































