Ritiro sociale, oltre 50 mila studenti isolati: chiesto un piano nazionale a Valditara

22
Ritiro sociale studenti, Romano Pesavento presidente CNDDU durante un incontro

Il CNDDU cita i dati della Relazione sulle dipendenze 2026 e propone un protocollo comune tra scuola, sanità, Regioni e servizi territoriali.

Il ritiro sociale studenti coinvolgerebbe oltre 50 mila ragazzi tra i 15 e i 19 anni, pari al 2,1% della popolazione scolastica considerata, con periodi di isolamento superiori a sei mesi. La fonte è il documento ufficiale sul tema.

Il contesto locale o tematico comprende anche questo precedente approfondimento.

ritiro sociale studenti: dati, interventi e prossimi passaggi

Il ritiro sociale studenti coinvolgerebbe oltre 50 mila ragazzi tra i 15 e i 19 anni, pari al 2,1% della popolazione scolastica considerata, con periodi di isolamento superiori a sei mesi. Un ulteriore 2,5% riferirebbe ritiri compresi tra tre e sei mesi. I dati, richiamati dal Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei Diritti umani, provengono dalla Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle dipendenze in Italia 2026. Il CNDDU chiede al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara un piano nazionale per riconoscere precocemente i segnali e costruire interventi uniformi. Secondo il Coordinamento, il fenomeno non può essere affrontato soltanto attraverso il controllo delle assenze, perché può intrecciare fragilità psicologiche, difficoltà familiari, esperienze relazionali negative e problemi nel rapporto con la scuola. Tra gli studenti interessati, il 17% indicherebbe difficoltà nei rapporti con docenti o personale scolastico e il 15% problemi legati al rendimento. Il documento sottolinea che queste percentuali non dimostrano un rapporto automatico di causa ed effetto, ma richiedono strumenti più tempestivi. Soltanto un quarto degli istituti avrebbe predisposto percorsi formativi specifici per il recupero degli studenti con certificazione, mentre il 43% avrebbe attivato interventi mirati al reinserimento. La proposta prevede un tavolo permanente con Ministero della Salute, Regioni, Consiglio nazionale delle ricerche e rappresentanze scolastiche. Entro sei mesi dovrebbe essere elaborato un protocollo con procedure di rilevazione, coinvolgimento riservato delle famiglie, attivazione dei servizi e rientri graduali. Il CNDDU suggerisce inoltre un referente formato in ogni scuola, inserito in una rete territoriale e sostenuto da risorse e tempi di lavoro riconosciuti. Il ritiro sociale studenti dovrebbe essere distinto dalla dispersione ordinaria e valutato anche attraverso la continuità dei percorsi, non soltanto contando progetti e incontri. Il Coordinamento chiede infine un calendario pubblico, uffici responsabili e una rendicontazione annuale dei risultati.