
Si è tenuta oggi, giovedì 25 giugno, nel centro di Vicenza, proprio di fronte al Museo del Gioiello e sotto le arcate della Basilica Palladiana, una manifestazione pubblica di presentazione e promozione per il lancio della campagna nazionale “1% Equo”, l’iniziativa di raccolta firme per una legge di iniziativa popolare volta a introdurre una tassazione più equa e solidale.
Campagna “1% Equo” a Vicenza: la presentazione
La conferenza stampa di Vicenza, svoltasi alle ore 12, ha segnato l’avvio ufficiale della mobilitazione sul territorio berico per sostenere una proposta che mette al centro una richiesta semplice: introdurre un contributo dell’uno per cento sulla parte di patrimonio dei cittadini più ricchi che supera i due milioni di euro, escludendo totalmente dal conteggio la prima casa.
Erano presenti per Rifondazione Comunista la segretaria provinciale Silvia Stocchetti e il responsabile nazionale della campagna “1% equo” Paolo Benvegnù, già candidato governatore alla regione Veneto nel 2020.
Erano presenti inoltre Carlo Fontana, segretario provinciale di Sinistra Italiana, e l’assessore Leonardo Nicolai di Coalizione Civica Vicenza.
I promotori hanno spiegato che si tratta di una misura di equità e solidarietà assolutamente necessaria in un Paese dove lavoratori, pensionati e famiglie subiscono il peso di una fiscalità sempre più ingiusta.
L’obiettivo fondamentale è chiedere un contributo maggiore a chi possiede enormi patrimoni e ha beneficiato maggiormente delle disuguaglianze prodotte dal sistema economico attuale. Questa formula di solidarietà sembra riscuotere un forte consenso tra la popolazione, tanto che nei primi giorni di avvio della campagna nazionale, a cura dell’omonimo Comitato, sono già state raggiunte le cinquantamila firme necessarie per consentire la futura calendarizzazione della proposta di legge in commissione parlamentare.
Firme Raggiunte, ora sensibilizzare i cittadini
La mobilitazione prosegue ora per far conoscere ai cittadini i vantaggi economici che ne deriverebbero, poiché le risorse recuperate verrebbero interamente reinvestite nei servizi pubblici essenziali, come la scuola, la sanità, l’abitare e i trasporti, a favore dei ceti meno abbienti.







































