Caso PFAS-PFBA nei cantieri della Pedemontana Veneta: Covepa denuncia ritardi e omissioni e si rivolge alla Procura di Trento per fare chiarezza

Un caso ancora aperto dal 2021

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Pfas-Pfba
Massimo Maria Follesa, portvoce OvestVI CoVePA

La vicenda della contaminazione da PFAS-PFBA legata ai cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta torna al centro dell’attenzione. L’associazione ambientalista Covepa ha annunciato di essersi rivolta alla Procura di Trento per chiedere verifiche su presunte criticità nella gestione delle indagini da parte della magistratura vicentina.

Secondo quanto riferito dall’associazione, la prima denuncia risale al 2021 ed è stata presentata ai Carabinieri del NOE di Treviso, con l’obiettivo di accertare eventuali reati legati alla contaminazione ambientale nei cantieri della superstrada.

Nel 2023 è stata depositata un’integrazione dell’esposto, trasmessa anche al Ministero dell’Ambiente, che avrebbe poi avviato un’indagine amministrativa definita “corposa” e ampiamente discussa a livello regionale.

Indagati e accesso agli atti 

Nel 2025 la Procura di Vicenza ha reso noto, tramite i Carabinieri, l’esistenza di un fascicolo penale con circa dodici indagati legati al management della Pedemontana Veneta. Il procedimento sarebbe arrivato alla fase di conclusione delle indagini.

Tuttavia, il Covepa denuncia di non aver mai ricevuto comunicazioni formali né di aver potuto accedere agli atti, pur essendosi costituito parte offesa. Una situazione che l’associazione definisce anomala rispetto a quanto previsto dal codice di procedura penale.

Tra i punti più critici segnalati c’è il ritardo nell’apertura di un fascicolo relativo a una denuncia del 2021, riguardante possibili collegamenti tra i cantieri e l’inquinamento di una ex cava nell’area vicentina. Secondo l’associazione, il fascicolo sarebbe stato aperto solo nel 2025, con il rischio di aggravare eventuali reati.

Alla luce di queste criticità, il Covepa ha deciso di rivolgersi alla magistratura trentina per verificare eventuali responsabilità anche a livello giudiziario. L’obiettivo è accertare se vi siano state omissioni, inerzie o lacune nelle indagini condotte finora.

Il nodo PFAS-PFBA e i rischi ambientali

Al centro della vicenda c’è l’utilizzo di PFBA, sostanze appartenenti alla famiglia dei PFAS, impiegate come acceleranti nella presa del calcestruzzo. Questi composti sono già noti per il loro impatto ambientale e sanitario, al centro anche del caso scandalo Miteni che ha colpito vaste aree del Veneto.

Secondo quanto riportato, le condizioni geologiche complesse – tra cui la presenza di falde e rocce friabili – avrebbero comportato un utilizzo massiccio di tali sostanze, in particolare nella tratta tra Castelgomberto e Malo.

“Passando ai raggi X le nostre carte scopriamo, in seguito e un po’ alla volta, che nonostante il Noe avesse prontamente comunicato la cosa, ossia la nostra denuncia, alla Procura berica, il fascicolo relativo alla nostra stessa denuncia è stato aperto dalla stessa Procura solo quattro anni dopo, vale a dire nel 2025 e, solo dopo che il sottoscritto aveva sollecitato una riposta: la cosa è allucinante perché la nostra segnalazione non riguardava solo i Pfba ma anche alcune possibili correlazioni tra la gestione dei cantieri e un ennesimo scandalo ambinetale che ha colpito il comprensorio dell’Alto vicentino, cioè lo scandalo Safond Martini dichiara Follesa.

L’associazione evidenzia inoltre che, nell’area vicentina, sarebbero stati chiusi otto pozzi a causa dell’inquinamento. Alla luce di ciò, si chiede perché non siano stati ipotizzati reati più gravi, come il disastro ambientale o l’avvelenamento delle acque.

Infine, il Covepa esprime preoccupazione per una possibile ripresa del progetto di prolungamento della Autostrada Valdastico Nord. Secondo l’associazione, nuovi scavi potrebbero comportare un ulteriore utilizzo di PFBA, con potenziali rischi ambientali analoghi.