
(Adnkronos) – Oltre alla sentenza del Tribunal Supremo spagnolo che ha vietato i respingimenti ‘a caldo’ di chi arriva a Ceuta o a Melilla a nuoto, una vera calamita per i tanti giovani nordafricani che sognano l’Europa, dietro alla crisi migratoria che sta vivendo l’exclave spagnola sulla costa nordafricana c’è chi intravede anche la mano del Marocco. Il Paese nordafricano circonda Ceuta da ogni lato, mare a parte, ha uno Stato che funziona e può aprire o chiudere a piacimento il rubinetto dei flussi migratori verso la Spagna, anche per condizionarne le scelte politiche.
E’ già successo, alla luce del sole: nel 2021, in piena pandemia da Covid-19, il governo Sanchez decise di accogliere in un ospedale di Logroño, sotto falso nome, Brahim Ghali, uno dei massimi leader del Fronte Polisario, l’organizzazione del popolo Sahrawi che si batte per l’indipendenza del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola poi occupata dal Marocco, che la considera parte integrante del suo territorio. Ghali aveva una grave polmonite da Covid: i medici spagnoli gli salvarono la vita. Rabat lo venne a sapere, non gradì e, per tutta risposta, nel maggio 2021 le autorità marocchine allentarono i controlli alle frontiere con Ceuta.
Risultato, tra il 17 e il 19 maggio 2021 entrarono irregolarmente in città almeno 8mila persone. L’allora ministra degli Esteri, Arancha Gonzalez Laya, ci rimise il posto. La lezione fu talmente convincente che Pedro Sanchez, l’anno dopo, compì una radicale svolta politica, abbandonando la tradizionale ‘neutralità attiva’ nella questione del Sahara Occidentale per sostenere il piano del Marocco, la potenza occupante, per l’autonomia della ex colonia. Una decisione che il Fronte Polisario non esitò a definire un tradimento e un errore storico, sospendendo ogni contatto con il governo spagnolo.
C’è chi sospetta che la crisi scoppiata ieri, con l’arrivo di decine di migliaia di immigrati irregolari, sia un remake di quell’episodio. Il 20 luglio scorso, all’indomani della vittoria ai Mondiali di calcio, il premier spagnolo Pedro Sánchez si è recato in visita ufficiale in Algeria, nemica giurata di Rabat (i confini terrestri tra i due Paesi sono chiusi dal 1994) e grande sostenitrice del Fronte Polisario. L’Algeria è un grande produttore di gas, e la Spagna è tra gli acquirenti. Forse, ma non ci sono conferme ufficiali e il Ministero degli Esteri spagnolo ha parlato di ottima collaborazione con il Marocco, qualcuno a Rabat non ha gradito la mossa della Moncloa e ha avuto cura di farlo sapere, per le vie brevi.
Abdullah Abaakil, vicesegretario del Partito Socialista Unificato del Marocco, ha dichiarato al quotidiano francese Le Monde che “le autorità marocchine hanno chiaramente lasciato passare” i migranti diretti a Ceuta. “C’è una dubbia tendenza – ha aggiunto – a sfruttare la migrazione e la disperazione dei giovani per mettere in imbarazzo il governo spagnolo e fargli sapere quando qualcosa non piace”.
Ieri l’agenzia EuropaPress scriveva da Ceuta, citando fonti della Guardia Civil, che la collaborazione delle autorità marocchine nel cercare di contrastare gli attraversamenti era quantomeno “superficiale”, segno che l’impegno dei colleghi d’oltrefrontiera non era al 100%. La stessa presa di posizione pubblica odierna di Ursula von der Leyen ha rafforzato i sospetti di chi crede che, dietro la crisi a Ceuta, ci sia un ‘messaggio’ dal Marocco a Madrid (e forse a Bruxelles). Nel suo tweet, la presidente della Commissione Europea ha avuto cura di sottolineare di essere “fiduciosa che il nostro stretto partenariato con il Marocco contribuirà a produrre risultati concreti”.
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