
Alla conferenza di revisione della Convenzione in Laos, la Santa Sede chiede più adesioni, assistenza alle vittime e negoziati concreti sul disarmo.
Le munizioni a grappolo continuano a provocare conseguenze durature sui civili e sui territori anche dopo la fine degli attacchi. Alla Terza Conferenza di revisione della Convenzione, in corso a Vientiane, la Santa Sede ha chiesto agli Stati di rafforzare gli impegni assunti. L’intervento dell’arcivescovo Ettore Balestrero è ricostruito da Vatican News nella cronaca dalla conferenza.
Il richiamo si inserisce nel più ampio dibattito italiano e internazionale sul controllo degli armamenti, affrontato anche nelle prese di posizione della Rete italiana pace e disarmo sul rapporto tra armi e responsabilità pubblica. Balestrero ha espresso vicinanza alle vittime e alle famiglie colpite e ha ricordato che il trattato vieta questi ordigni e prevede misure di assistenza.
La Santa Sede giudica però troppo lento il percorso verso l’adesione universale alla Convenzione. Nel quadro internazionale viene inoltre segnalato il ritiro di uno Stato parte, mentre produzione, accumulo, trasferimento e impiego delle armi a grappolo proseguono in diversi conflitti. Gli ordigni inesplosi restano nel terreno e possono colpire la popolazione per anni, ostacolando anche il ritorno alla vita ordinaria delle comunità.
Munizioni a grappolo, l’appello per negoziati efficaci
Per la delegazione vaticana, gli accordi umanitari non sono soltanto obblighi giuridici. Rappresentano impegni morali verso le generazioni presenti e future, la protezione della vita e la tutela delle persone più vulnerabili. Da qui l’affermazione centrale dell’intervento: rispettare il disarmo non significa mostrare debolezza, ma assumersi la responsabilità di costruire la pace.
Balestrero ha chiesto negoziati efficaci sul disarmo e sul controllo degli armamenti, insieme al rafforzamento del diritto internazionale umanitario. L’obiettivo indicato è produrre risultati concreti per le vittime, non limitarsi a riaffermare principi già condivisi. La diplomazia viene presentata come lo strumento necessario per ridurre le sofferenze e prevenire nuovi danni.
Il discorso ha collegato infine disarmo e sviluppo. La spesa militare mondiale, secondo il dato citato dalla Santa Sede, ha superato nell’ultimo anno 2.890 miliardi di dollari. Una quantità di risorse considerata sproporzionata rispetto ai mezzi destinati ai bisogni fondamentali e allo sviluppo umano. La conferenza dovrà quindi tradurre l’impegno contro le munizioni a grappolo in assistenza, bonifica dei territori e adesioni più ampie alla Convenzione.































