Corsia bus e biciclette in San Felice, il Comitato contesta la lettura del Comune

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Corsia bus e biciclette in corso San Felice a Vicenza

Il Comitato San Felice chiede al Comune di Vicenza di chiarire la base normativa della corsia condivisa da autobus e biciclette lungo corso San Felice.

La corsia bus e biciclette prevista in corso Santi Felice e Fortunato torna al centro del confronto sulla nuova viabilità. Il Comitato San Felice contesta l’interpretazione illustrata dall’assessore alla mobilità Cristiano Spiller e chiede al Comune di Vicenza una risposta puntuale sulla compatibilità della soluzione con le modifiche apportate al Codice della strada nel 2024.

La presa di posizione segue il dibattito sui cambiamenti del trasporto pubblico e della mobilità cittadina. Il Comitato richiama l’ordinanza comunale numero 561 del 25 agosto 2026, che dispone una corsia riservata agli autobus, sopprime la precedente corsia ciclabile e consente nello stesso spazio il transito dei velocipedi.

Corsia bus e biciclette, il nodo delle norme

Spiller aveva indicato come base giuridica l’articolo 6, comma 4, lettera c), combinato con l’articolo 7, comma 1, lettera a), del Codice della strada. Queste disposizioni attribuiscono all’ente proprietario la possibilità di riservare corsie a determinate categorie di veicoli e consentono ai Comuni di adottare tali provvedimenti nei centri abitati.

Il Comitato sostiene però che questa lettura debba essere confrontata con l’abrogazione della lettera i-ter dell’articolo 7, intervenuta con la legge 177 del 25 novembre 2024. Quella disposizione consentiva espressamente ai Comuni, a determinate condizioni, di ammettere le biciclette sulle strade riservate al trasporto pubblico.

A sostegno della propria posizione viene citata anche una circolare del Ministero dell’Interno del 20 dicembre 2024. Nel documento applicativo, riferisce il Comitato, l’abrogazione eliminerebbe la possibilità per i velocipedi di circolare sulle strade e sulle corsie riservate ai mezzi pubblici.

La richiesta rivolta all’amministrazione è quindi circoscritta: spiegare come il richiamo alle norme generali possa conciliarsi con l’eliminazione della disposizione speciale e con l’interpretazione ministeriale. Si tratta della posizione del Comitato, mentre resta al Comune il compito di fornire la propria valutazione giuridica e operativa sulla nuova configurazione stradale.