
Defr Veneto approvato dal Consiglio regionale con 31 voti favorevoli e 15 contrari dopo oltre 30 ore di confronto. Documento chiave per il bilancio 2026-2028 tra priorità su sanità, sociale, sviluppo e autonomia. Opposizioni critiche su concretezza e divisioni nella maggioranza.
Il Defr Veneto approvato tra visione strategica e forti tensioni politiche
Defr Veneto a Venezia approvato dal Consiglio regionale dopo un confronto lungo e complesso che ha messo in evidenza, insieme alla capacità di sintesi della maggioranza, anche le profonde divisioni politiche sul futuro della Regione. Il Documento di economia e finanza regionale 2026-2028, insieme alla Nota di aggiornamento, è passato con 31 voti favorevoli e 15 contrari al termine di oltre 30 ore di discussione e circa 600 emendamenti esaminati.
Si tratta del principale strumento di programmazione regionale, destinato a orientare le scelte politiche ed economiche del Veneto nei prossimi anni e a costituire la base del bilancio che sarà discusso a partire dal 31 marzo. Il documento fotografa il contesto macroeconomico internazionale, nazionale e regionale, con particolare attenzione a imprese, export, turismo, mercato del lavoro e dinamiche demografiche, per poi entrare nel dettaglio delle politiche pubbliche e delle 19 missioni regionali.
Il cuore del Defr Veneto: programmazione e sostenibilità
Nel merito, il Defr Veneto definisce le direttrici di sviluppo sostenibile fino al 2030, integrando programmazione europea, PNRR e strategie regionali. Tra i punti centrali figurano sanità, welfare, infrastrutture, politiche per i giovani, transizione energetica e digitale, oltre al sostegno al sistema produttivo e al turismo.
Il relatore Andrea Tomaello ha parlato di un documento costruito su “un solido background di dati” e con un “approccio innovativo”, sottolineando la volontà di rendere il Veneto protagonista nello sviluppo tecnologico e nelle nuove economie. Anche il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia ha rimarcato il valore politico del passaggio, definendo il Defr “non un atto tecnico, ma una visione complessiva della Regione che programma e guarda lontano”.
Dalla maggioranza è stato inoltre evidenziato il clima di confronto che ha caratterizzato l’Aula. Secondo l’assessore Filippo Giacinti, una parte significativa degli emendamenti dell’opposizione è stata accolta o ritirata, segno – ha sostenuto – di una collaborazione istituzionale utile a uscire dall’esercizio provvisorio.
Le priorità: sociale, casa, sanità e sviluppo economico
I gruppi di centrodestra hanno indicato con chiarezza le priorità per il prossimo bilancio: rafforzamento della sanità territoriale, investimenti nella medicina generale e nella telemedicina, sostegno alle famiglie e ai caregiver con risorse dedicate al sociale, politiche abitative con fondi per edilizia e rigenerazione urbana, oltre a interventi su infrastrutture e mobilità, tra cui il biglietto unico intermodale.
Sul fronte economico, spazio a innovazione e start-up, transizione digitale e green, sostegno all’agricoltura e valorizzazione del turismo, settore che continua a rappresentare uno dei pilastri del Veneto.
Parallelamente, il tema dell’autonomia ha attraversato tutto il dibattito. Riccardo Barbisan ha ribadito la necessità di proseguire il percorso autonomista, mentre Alessio Morosin ha rilanciato una proposta più radicale: una macroregione con il Friuli-Venezia Giulia per rafforzare il peso istituzionale e trattenere maggiori risorse sul territorio.
Le critiche delle opposizioni: poca concretezza e divisioni interne
Se la maggioranza ha parlato di risultato politico e istituzionale, le opposizioni hanno espresso un giudizio fortemente critico. Il Partito Democratico, con Giovanni Manildo, ha riconosciuto che il documento individua correttamente le principali criticità – dalla sanità alla fuga dei giovani – ma ha denunciato “la mancanza di coraggio e innovazione nelle scelte”.
Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e altri gruppi hanno invece puntato il dito contro le tensioni interne alla maggioranza, emerse durante la discussione con sospensioni e modifiche dell’ultimo minuto, parlando di un Consiglio rallentato da dinamiche politiche più che orientato alle risposte per cittadini e imprese.
Tra i temi più contestati: la gestione della sanità territoriale, il consumo di suolo, le grandi opere e le politiche per i giovani. È stato inoltre sottolineato il rischio che il Defr resti un documento di analisi senza traduzione concreta nelle politiche.
Un passaggio chiave verso il bilancio regionale
Nonostante le divisioni, il Defr Veneto rappresenta un passaggio obbligato e centrale nella costruzione della manovra economica regionale. Il confronto si sposta ora sul bilancio 2026-2028, dove le linee strategiche dovranno tradursi in scelte operative e risorse concrete.
La vera prova politica, per maggioranza e opposizione, sarà proprio questa: trasformare la programmazione in interventi efficaci, in un contesto segnato da vincoli finanziari, sfide demografiche e necessità di sostenere competitività e coesione sociale.
Il Veneto, tra ambizioni di autonomia, esigenze di sviluppo e richieste di maggiore equità, entra così in una fase decisiva della nuova legislatura.



































