Elvio Bissoli racconta il triennio 1945-1948, la nascita della Repubblica e la scrittura della Costituzione alla Scuola del Lunedì

Il racconto è stato supportato dalle immagini cinematografiche dell'epoca

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SCUOLA DEL LUNEDì
Elvio Bissoli alla Scuola del Lunedì racconta l’intenso triennio 1945 – 1948
La Scuola del Lunedì dei Ferrovieri ha raccontato spesso passaggi storici cruciali attraverso la viva voce di studiosi ed esperti di storia contemporanea. Per il terzultimo appuntamento della Scuola – coordinata da Daniele Bernardini – che si è tenuto presso la sala della Biblioteca La Locomotiva, il focus è stato rivolto al triennio 1945-1948, ovvero gli anni del tormentato Dopoguerra, della ricostruzione, della stesura della Costituzione e della nascita della Repubblica. “Anni cruciali – come ha detto il relatore Elvio Bissoliper la costruzione del nuovo Stato democratico, perché le scelte politiche ed economiche adottate allora, condizioneranno, nel bene e nel male, la vita della Repubblica sino ai giorni nostri”.
Nel racconto del triennio, Bissoli ha utilizzato il supporto di materiali audiovisivi, in particolare spezzoni di film celebri che nel passato glorioso del cinema italiano hanno ben raccontato il periodo della guerra, ma anche l’immediato Dopoguerra, le trasformazioni della società e delle città, e le enormi difficoltà.

Il racconto del Dopoguerra

“Sono stati anche anni di grande delusione per un passato che non passava, per un fascismo che ancora condizionava molti apparati dello Stato e che continuava a riscuotere un credito in molte parti della Società – ha raccontato Bissoli – Non aver fatto i conti con il proprio passato – e la progressiva rimozione delle responsabilità del fascismo nell’aver sottomesso alla dittatura il Paese e poi di averlo portato alla rovina con la guerra condotta al fianco delle armate naziste – aveva impedito una decisa azione per recidere con il passato regime fascista e permesso per lunghi anni la continuità dello Stato e delle istituzioni mussoliniane, anche nella giovane Repubblica”. Molte figure dell’epoca fascista, infatti, in breve tempo poterono recuperare il loro ruolo all’interno delle istituzioni dello Stato.
Per l’Italia i danni provocati dalla guerra furono enormi: circa 500mila vittime tra militari e civili, ingenti perdite territoriali – oltre un terzo della rete stradale era inutilizzabile, 13mila i ponti distrutti e una rete ferroviaria dilaniata – oltre al pagamento di risarcimenti alle nazioni aggredite dagli attacchi fascisti. Fortunatamente rimanevano in piedi le strutture produttive nel triangolo industriale: grazie all’azione della Resistenza, infatti, era stato impedito ai tedeschi di prevelare i mezzi di produzione per portarli in Germania assieme ai lavoratori deportati. A questo si aggiungevano i danni irreparabili al patrimonio artistico del Paese e il fatto che, in molte zone d’Italia, la vita quotidiana era regredita a condizioni primitive, a causa della mancanza di abitazioni e della carenza di cibo: le persone erano costrette a cibarsi di erbe e a vivere in grotte o tra le macerie.
Di oltre quattro milioni la disoccupazione, illustrata in “Roma ore 11”, film di Giuseppe De Santis basato su un fatto di cronaca avvenuto a Roma, dove in seguito all’emissione di un annuncio di ricerca dattilografa, si presentarono 200 ragazze; a questa convocazione fece seguito il crollo della scala della palazzina che non sopportò il peso delle donne.
Una profonda corruzione morale permaneva in Italia, tra criminalità e illegalità diffusi in particolare dove l’occupazione militare degli Alleati era maggiore – e dove erano estesi fenomeni di contrabbando e prostituzione infantile e femminile per sopravvivere. Una società segnata dal degrado morale ben messa in scena nel 1945 da Eduardo De Filippo nella commedia “Napoli milionaria”.
In fase di ricostruzione si avvia inoltre quel fenomeno che dilanierà poi il nostro Paese, la speculazione edilizia, dato che le nuove edificazioni erano spesso in mano ad abili e spregiudicati costruttori edili.
Tra gli spezzoni di film visti alla Scuola del Lunedì spiccano: “La ragazza di Bube” (Luigi Comencini, 1963), “Tutti a casa” (Luigi Comencini, 1960), “I girasoli” (Vittorio De Sica, 1970) – che ben racconta il ritorno dei reduci nel Dopoguerra -, “Il bandito” (Alberto Lattuada, 1946), “Le mani sulla città” (Francesco Rosi, 1963).

Elvio Bissoli alla Scuola del Lunedì

Elvio Bissoli, nato a Vicenza nel 1951, ha un fervido interesse verso il rapporto tra Storia e cinema, poiché quest’ultimo riesce a costruire e a trasmettere la memoria. Per i quaderni del Laboratorio di storia contemporanea dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea della Provincia di Vicenza “Ettore Gallo” (Istrevi) ha pubblicato La Grande Guerra e il cinema italiano francese e Lo sguardo del cinema sulla Resistenza.
Ha lavorato in qualità di responsabile dell’Ufficio Ecologia del comune di Vicenza, mentre dopo il pensionamento si è iscritto al corso di laurea in Storia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, concluso nell’anno accademico 2013-2014 con la tesi “La grande guerra e il cinema italiano e francese”.
Viene invitato spesso a prendere parte ad appuntamenti ed eventi dedicati alla Resistenza e ad argomenti storici in cui il cinema si fa testimone della memoria.
Ha già partecipato come relatore alla Scuola del Lunedì, proponendo alcuni interventi dedicati alla storia, corredati da materiale audiovisivo: “L’Italia prima del ’68”, “La bella storia del Canto degli Italiani (Inno di Mameli)” e “100 anni fa l’assassinio di GIACOMO MATTEOTTI. Come il fascismo diventò regime”.
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