
“Il rischio di morti sul lavoro a Vicenza e provincia rimane tra i più alti in Veneto e in Italia”. Ad affermarlo è Cgil Vicenza, commentando l’ultimo report dell’’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega secondo il quale Il Vicenitino è in “zona rossa” per il rischio di infortunio mortale sul lavoro.
Morti sul lavoro a Vicenza e Provincia: i dati dell’Osservatorio Vega
“A fine maggio 2026 – riporta l’ultimo report diffuso da Vega -, il rischio di infortunio mortale in Veneto (14,1 morti per milione di occupati) risulta ben superiore rispetto alla media del Paese, pari a 11,2. Belluno fa rilevare il dato più preoccupante della regione (indice pari a 22,7) e si colloca in zona rossa insieme a Vicenza (18,2) e Verona (14,2). In zona arancione troviamo Padova (13,7) e Venezia (13,2). Rovigo è in zona gialla (10,4) con Treviso (10,1)”.
I dati riferiscono anche che nella provincia berica si sono registrati 8 morti sul lavoro su 44 decessi rilevati a fine maggio 2026 in Veneto (31 in occasione di lavoro e 13 in itinere). Nel Vicentino, inoltre, sono state presentate 5.864 denunce di infortunio sul lavoro (terza provincia).
Bianco (Cgil Vicenza): “Servono formazione e personale Spisal”
I dati Vega vengono commentati da Massimiliano Bianco della segreteria della Cgil Vicenza, delegato a salute e sicurezza. “Ci troviamo ancora una volta a commentare dati, numeri, che riguardano vite spezzate, famiglie distrutte dal dolore per perdita dei propri cari – ha detto -. Drammi che a volte si configurano come crimini contro la vita delle lavoratrici e lavoratori che ancora non vengono considerati esseri umani. Più che della bestialità della remigrazione-deportazione, serve chiedere più formazione per quei lavoratori stranieri che, come si evince dai dati, sono i più esposti al rischio infortuni. Formazione sulla sicurezza sul lavoro, ma anche educazione civica con specifici focus sui diritti esistenti per chi lavora e vive nel nostro Paese.
Ancora una volta – ha aggiunto Bianco – denunciamo la scarsità del personale degli SPISAL, fondamentale per fare prevenzione. A fronte delle assunzioni comunicate dal Governo, quanti sono andati in pensione e quanti si sono dimessi a causa delle condizioni economiche non corrispondenti alla professionalità e importanza del lavoro svolto? Se non si investe per invertire la tendenza ci ritroveremo ancora fuori dalle fabbriche, fuori dai cantieri per denunciare l’ennesimo infortunio mortale e per analizzare dati e numeri che non migliorano, ma che, soprattutto nella nostra provincia, continuano a celare decine di vite spezzate e famiglie distrutte dal dolore”.



































