
Femminicidio, la senatrice di Italia Viva chiede ai ministri dell’Interno e della Giustizia formazione specialistica, protocolli omogenei per valutare il rischio e maggiore coordinamento tra forze dell’ordine, magistratura, sanità, servizi sociali e centri antiviolenza.
Il femminicidio di Tania Terrin, la 39enne uccisa a Camponogara, nel Veneziano, diventa un caso politico e arriva in Parlamento. La senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini ha presentato un’interrogazione a risposta scritta ai ministri dell’Interno e della Giustizia, chiedendo di verificare l’efficacia degli strumenti di prevenzione della violenza contro le donne e di rafforzare la capacità di individuare tempestivamente le situazioni a maggiore rischio.
L’iniziativa parlamentare si accompagna a una dura presa di posizione della senatrice vicentina, secondo la quale il numero di femminicidi registrati nel mese di agosto e le circostanze emerse in alcuni casi rappresentano “una grave sconfitta istituzionale”.
“È evidente che il sistema di prevenzione ha bisogno di una revisione”, sostiene Sbrollini, chiedendo al Governo di intervenire e al ministro della Giustizia Carlo Nordio di riferire in Parlamento.
Il femminicidio di Tania Terrin al centro dell’interrogazione
Nell’atto parlamentare Sbrollini ricostruisce quanto emerso sul caso di Tania Terrin e sulla situazione di violenza che avrebbe preceduto il femminicidio.
La senatrice richiama, sulla base delle notizie riportate dagli organi di informazione, il fatto che prima di Tania altre tre donne si erano rivolte alla giustizia contro lo stesso uomo, ritirando poi le accuse, e secondo quanto ricostruito, Tania avrebbe contattato l’ultima ex compagna di Dino Keber, la quale le avrebbe consigliato di andare dai carabinieri. Oltre, poi, a un’aggressione avvenuta nell’aprile scorso durante la quale Terrin avrebbe subito un tentativo di strangolamento.
Nel giugno 2026 nei confronti dell’uomo era stato inoltre emesso un ammonimento del Questore. Nell’interrogazione viene citato anche il percorso di sostegno che la donna avrebbe intrapreso attraverso la rete antiviolenza “Riviera Donna”.
Per Sbrollini, quanto accaduto impone quindi una verifica della capacità del sistema di riconoscere i segnali che possono indicare una progressiva escalation della violenza.
“La madre di Tania racconta anche di un trattamento psichiatrico. Com’è possibile che segnali del genere siano stati trascurati o sottovalutati? È chiaro che il sistema della prevenzione non ha funzionato”, afferma la senatrice.
Sbrollini: «Nordio venga in Parlamento»
Sbrollini giudica “doverosa” l’ipotesi di un intervento ispettivo annunciato dal ministro della Giustizia, ritenendolo però insufficiente.
“Il ministro venga in Parlamento a spiegare quali sono le falle nella rete di prevenzione”, chiede la parlamentare, secondo la quale il Governo dovrebbe affrontare complessivamente il problema e valutare anche le proposte legislative avanzate sul tema.
La senatrice critica inoltre il “silenzio dell’esecutivo” e richiama le posizioni espresse dal generale Roberto Vannacci sul reato di femminicidio.
Formazione specifica per riconoscere i segnali di rischio femminicidio
Uno dei punti centrali dell’interrogazione riguarda la formazione degli operatori che entrano in contatto con donne vittime o potenziali vittime di violenza.
Sbrollini chiede ai ministri se intendano promuovere un programma nazionale permanente di formazione specialistica rivolto a forze dell’ordine, magistrati, operatori sanitari e sociali e agli altri professionisti coinvolti, in particolare sul piano giuridico, ma anche sul piano psicologico e comportamentale.
L’obiettivo indicato nell’atto è aumentare le competenze necessarie a riconoscere non soltanto i singoli episodi di violenza, ma anche comportamenti come controllo, possessività, gelosia patologica, minacce, stalking, isolamento e progressione delle aggressioni.
Particolare attenzione, secondo l’interrogazione, dovrebbe essere riservata agli episodi di strangolamento o soffocamento, considerati segnali particolarmente rilevanti nella valutazione del rischio di successive violenze.
Protocolli comuni e maggiore scambio di informazioni
La parlamentare chiede inoltre l’introduzione di protocolli omogenei per la valutazione del rischio, in modo da consentire agli operatori di attribuire il corretto peso agli indicatori di pericolosità e individuare le misure di prevenzione e repressione più adeguate.
Tra le richieste c’è anche una verifica dell’efficacia degli strumenti attualmente disponibili, dall’ammonimento del Questore alle misure cautelari e agli strumenti di protezione delle vittime.
Sbrollini sollecita infine un maggiore scambio di informazioni tra forze dell’ordine, autorità giudiziaria, servizi sanitari e sociali e centri antiviolenza, nel rispetto della privacy e delle garanzie processuali.
L’obiettivo, sostiene, deve essere quello di ricostruire la storia complessiva della violenza e non limitarsi a valutare separatamente i singoli episodi denunciati.
“La tragedia di Tania Terrin – è in sostanza la richiesta contenuta nell’interrogazione – deve rappresentare l’occasione per alzare ulteriormente il livello di preparazione e specializzazione” di chi è chiamato a riconoscere e prevenire la violenza, affinché nessuna denuncia o segnale di pericolo venga sottovalutato.
































