A pochi chilometri da Malga Zonta teatro dell’eccidio nazifascista, il “sangue dei vinti” fatto scorrere dai partigiani è rimasto senza alcuna cerimonia in una foiba in un bosco di Tonezza del Cimone, paesello sulle montagne vicentine reso celebre dagli scritti di Antonio Fogazzaro o dalla villeggiatura del marchese Giuseppe Roi.

Grazie al racconto di alcuni abitanti del luogo, a un libro scritto dallo storico parroco don Giuseppe Marcazzan e a una “Guida dei Sentieri” curata da Gastone Dalla Via, ex sindaco e “anima” tonezzana, siamo riusciti a risalire al luogo della Foiba chiamata Rossetta nei pressi di contrà Via, sulla cui roccia abbiamo trovato solo qualche fiore e una piccola croce fatta con delle bacchette di legno.

A lato compare una targhetta metallica della Regione Veneto con la scritta “Catasto delle Grotte del Veneto“, ma il “buco” della foiba nel terreno è stato coperto da altri massi. Qui, secondo quanto riporta il libro scritto dal parroco, il 1° Maggio 1945 “i partigiani di Tonezza, con un gesto inconsulto, trucidano e infoibano nella caverna Rossetta 24 tedeschi, dopo averli derubati e denudati. Don Antonio (il parroco dell’epoca ndr), non richiesto, è presente all’atroce scena“.

Che la rabbia dell’epoca contro i nazifascisti fosse fuori controllo è fuori discussione; ma da parte di coloro che combattevano per la libertà non sarebbe stato più giusto pretendere un giusto processo per questi “soldati”?

Ma ora almeno una lapide, a ricordo delle persone morte in questo luogo, sarebbe doverosa. Per ricordare quanto la guerra, da una parte e dall’altra, sia uno schifo da non ripetere mai più.