Strage di Amendolara, Rifondazione Comunista: “Fondi PNRR inutilizzati contro il caporalato e leggi immobili”

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foto: AdnKronos

I fondi del PNRR destinati al contrasto del caporalato rimangono inutilizzati, mentre la legislazione per arginare il fenomeno sconta una fase di profonda stasi. È questa la dura accusa sollevata a seguito del rogo sulla Strada statale 106 nei pressi di Amendolara (Cosenza), costato la vita a quattro braccianti dai rappresentanti del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea Stefano Galieni e Francesco Saccomanno, rispettivamente responsabile nazionale immigrazione e responsabile movimenti e migranti Calabria.

I firmatari della nota evidenziano come vi siano ben 200 milioni di euro messi a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che il governo nazionale potrebbe impiegare immediatamente per garantire condizioni di vita dignitose, alloggi, accesso alla sanità e il rispetto delle norme contrattuali per i lavoratori stagionali. Al contempo, viene stigmatizzata l’inerzia delle amministrazioni locali e regionali competenti, accusate di non aver presentato progetti per accedere a tali risorse.

Secondo gli esponenti del partito, l’azione dei caporali rappresenta solo l’ultimo anello di una catena criminale che chiama in causa direttamente i decisori politici. Sotto accusa finiscono la debolezza delle attuali norme di contrasto, l’insufficienza dei controlli sul territorio e la carenza strutturale degli ispettorati del lavoro.

“L’idea dominante è che le vite di chi lavora nei campi non meritino tutela – spiegano i responsabili del partito –. Del resto, le stesse leggi regolatorie dei flussi sono funzionali a un sistema che governa le forme più criminali nel mercato del lavoro”.

La nota contesta apertamente la retorica istituzionale sulla sicurezza e sulla difesa del territorio, evidenziando la contraddizione tra le celebrazioni della Festa della Repubblica e la mancata tutela dei diritti fondamentali sanciti dall’Articolo 1 della Costituzione che, secondo Rifondazione Comunista, viene smentito nei fatti da episodi di violenza e sfruttamento lavorativo di tale gravità. I rappresentanti concludono parlando di una diffusa “banalità del male” di fronte alla quale la mobilitazione e la condanna ferma rimangono un dovere civile imprescindibile per l’intera collettività.