Giorgia Meloni critica Trump e sospende accordo difesa con Israele: restyling dell’immagine della Premier?

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giorgia meloni donald trump

Ultime sull’immagine di Giorgia Meloni: nel giro di poche ore ha speso parole critiche nei confronti del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e ha dichiarato sospeso il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele.

Con ordine. Di buon ora, la premier italiana – ospite in Veneto, a Verona, al Vinitaly – ha detto: “Le dichiarazioni (di Trump, ndr) sul pontefice sono state inaccettabili. Esprimo la mia solidarietà a Papa Leone”.

Il Tycoon non l’ha presa bene e a Il Corriere della Sera ha detto, tra le altre cose: Giorgia Meloni non vuole aiutarci nella guerra, sono scioccato. Piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo“.

A queste parole, sempre da Verona, Giorgia Meloni ha sottolineato rispondendo ai cronisti sul perché non avesse criticato subito le parole di Donald Trump sul Papa: “Non so quanti leader le abbiano espresse, questo per quanti dicono che ci sarebbe una sudditanza”.

Poi, nel corso della giornata, la premier ha annunciato che “in considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele“.

Ovvero il memorandum Italia-Israele che stabilisce una sorta di cornice per la cooperazione nel settore della difesa riguardo allo scambio di materiali militari e la ricerca tecnologica nell’ambito delle forze armate e che, in precedenza, prevedeva un rinnovo ogni cinque anni ed era entrato in vigore il 13 aprile 2016.

Questa la base politica sulla quale innescare un ragionamento di… immagine politica. Appare come un cambio di strategia di Giorgia Meloni, spesso negli anni scorsi dipinta come “appiattita” su posizioni smaccatamente filo-Trump. Lato Israele, lo stop al rinnovo automatico, è invece una sorta di ultimo atto di un distanziamento progressivo da Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele.

Tuttavia, sommati, ci restituiscono l’immagine di una Prima Ministra rivolta a una richiesta di presa di posizione caldeggiata da una parte dell’opinione pubblica e che il centrosinistra italiano ha subito interpretato come “operazione di facciata” o “elettorale”. Anche se – va detto – Elly Schlein, segretaria del Pd, si è espressa oggi alla Camera con parole di solidarietà indirizzate alla Meloni: “Ferma condanna per l’attacco del presidente Donald Trump alla presidente Meloni per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone. Siamo avversari in quest’Aula – ha aggiunto -, ma tutti cittadini italiani e non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro Paese”.

Insomma, che le prese di posizione ci siano state è indubbio. In ritardo? Anche questo è indubbio. Se ci si pensa, le reazioni di Giorgia Meloni sono arrivate dopo un attacco verbale al Papa, ma non dopo attacchi bellici che hanno causato morti tra la popolazione civile tanto nel vicino quanto nel medio Oriente.

Giorgia Meloni cerca così di rifarsi un’immagine. Ora che, tra l’altro, dovrà fronteggiare il malumore degli elettori per il caro energia sul quale pesa la Guerra in Iran scatenata da Trump e Netanyahu. Infatti, a più di un italiano – oggi – tornano in mente quei video propagandistici di quando una Meloni all’opposizione parlava di togliere le accise. Quelle accise al momento solo diminuite, in via emergenziale, e con scadenza a breve.

Tutto questo, al culmine di un’onda di colpi da assorbire, iniziata con la debacle referendaria e proseguita con i casi Delmastro e Santanché.

Non è invece il caso di annoverare – come qualcuno ha fatto – anche la sconfitta di Orban. L’ex premier ungherese era di certo in sintonia con il Governo Meloni, ma il nuovo primo ministro Péter Magyar, tra l’altro ex collaboratore un tempo proprio di Orban, è leader di un partito conservatore, liberale, populista e moderatamente europeista.