Donald Trump: l’attacco al Papa è un attacco a tutta la Cristianità. Servono voci critiche contro la sua realtà distorta

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È un Donald Trump sempre più senza controllo quello che appare agli occhi degli osservatori in questi giorni. Di certo, a partire dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, si è registrata un’escalation di esternazioni, quasi sempre attraverso Truth Social, la piattaforma del Tycoon e presidente Usa, che definire “inaccettabili” è un eufemismo.

Lo scenario è a dir poco allarmante: si ha la sensazione (alcuni non da oggi, ndr) di essere trascinati nella follia dal più iconico degli “uomini soli al comando”, anche se trattare la questione americana e, di conseguenza, internazionale come frutto di decisioni del solo Trump è riduttivo, richiamando, in questo, la galassia di soggetti e gruppi di pressione, oltre che ideologici, che si trovano alle sue spalle e di quelle di qualsiasi presidente degli Stati Uniti.

Ma oggi, quando dovrebbe essere chiaro a tutti che il mondo paga le conseguenze delle guerre Usa (e di Israele, almeno in questo caso mediorientale), che sono “petrolifere” e non certo “sante”, assistiamo anche a un attacco alla cristianità, nella persona di Papa Leone XIV, il connazionale Robert Francis Prevost.

Lo ha fatto, appunto, attraverso il suo social, con un lungo post di cui vale la pena riportare qualche passaggio significativo. “È un debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”, e ancora “Parla (il Papa) della paura nei confronti dell’amministrazione Trump, ma non menziona la paura che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose“.

Significativo, poi, questo passaggio: “Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto”, in riferimento a Louis Martín Prevost, effettivamente descritto in alcune cronache come un sostenitore di Donald Trump.

Oltre ad attaccare il Papa sulla sua posizione sull’Iran e sul Venezuela ha aggiunto: “Non voglio un Papa che critichi il presidente americano poiché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, con una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia“.

Il presidente USA in carica si è poi arrogato l’elezione del pontefice: “Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non figurava in nessuna lista dei papabili ed è stato scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano; si riteneva, infatti, che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J. Trump (qui, parlando di sé stesso in terza persona). Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano“.

Attacco alla Chiesa, dicevamo, tanto che i vescovi statunitensi hanno reagito definendo – come riporta Avvenire – denigratorie le parole con cui il Presidente ha apostrofato il Pontefice. L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense ha detto: “Sono profondamente addolorato che il presidente abbia scelto di scrivere parole cosi denigratorie nei confronti del Santo Padre. Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. È il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”.

E, siccome al peggio pare non esserci fine, oggi Donald Trump ha rilanciato, postando sempre sul suo social una immagine di Intelligenza Artificiale nella quale egli stesso è ritratto imporre la mano su un infermo, vestito con una tunica come fosse Gesù, circondato da militari, infermieri e fedeli adoranti e in preghiera. Sullo sfondo i simboli degli Usa, dalla bandiera all’aquila, passando per la Statua della Libertà ma anche da soldati e mezzi delle forze statunitensi. Nella mano, una palla di luce divina. Come a dire: “Io sono Gesù“.

Per dovere di completezza, sempre da Avvenire, raccogliamo la replica di Papa Leone, fornita ai cronisti sul volo papale che lo ha portato in Africa per il viaggio apostolico in quel continente. “Non ho paura dell’amministrazione Trump. Il mio messaggio, il messaggio della Chiesa, è il Vangelo che voglio annunciare ad alta voce: «Beati i costruttori di pace». Non sono un politico e non ho alcuna intenzione di entrare in un dibattito con lui. Non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva che ha lui. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come qualcuno sta facendo. Io agisco per promuove il dialogo e il multilateralismo fra gli Stati. Troppa gente sta soffrendo oggi. Troppi innocenti continuano a essere uccisi. Perciò penso che qualcuno debba alzarsi per dire che un’altra via è possibile”. Quella della pace – ha inteso il Pontefice – “che indico a tutti i leader del mondo perché fermino le guerre”.

Ora, dopo aver messo in fila i fatti, in questo caso le dichiarazioni, è opinione di chi scrive che a tutto debba esserci un limite. Le politiche internazionali, oltre che quelle interne con le cronache che riferiscono anche di prezzi che corrono, stipendi che calano e fiducia delle famiglie Usa in discesa, necessitano di una voce critica da parte degli Stati. Dell’Europa unita, se unita lo è, in particolare. E anche dell’attuale Governo italiano, la cui “fascinazione” per l’alleato a stelle e strisce è cosa nota: Roma, figurativamente, è al tempo stesso sede del governo e cuore della Chiesa cattolica.

Non abbiamo – ovviamente – la pretesa di “smuovere” in tal senso la comunità internazionale da queste pagine. Ma – ce lo concedano i nostri affezionati lettori – contribuire a fornire una narrazione aderente a quella che è la realtà distorta dall’immaginario di Donald Trump.