Una pace disarmata, quella di Cristo e di papa Leone XIV. Non quella di Trump

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pace disarmata papa Leone XIV
Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena con papa Leone XIV per la pace

(articolo da VicenzaPiù Viva n. 308sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14.27).
Nei discorsi di addio il Signore Gesù promette ai suoi discepoli il dono della pace e specifica che la pace che donerà a loro è diversa dalla pace che dona il mondo. Infatti, la pace di Gesù è una pace interiore e spirituale, non segue le strategie del mondo, il quale pensa che la pace si possa ottenerla attraverso manifestazioni di forza o arrivando addirittura ad imporla. Ma questa pace è effimera, è solo un intervallo tra due guerre.
Quella che dona Gesù nasce dalla mitezza, dalla via della croce: è un farsi carico degli altri. Cristo, infatti, ha preso su di sé il nostro male, i nostri errori, e ci ha liberati, pagando per noi. La pace, la sua pace che ci dona, non è frutto di compromesso, ma nasce dal dono di sé. È una pace mite e coraggiosa, per questo è difficile da accogliere, tuttavia, questa accoglienza è fondamentale per poterla trasmettere, perché ogni cristiano è chiamato ad essere operatore di pace (cf. Mt 5.9). Inoltre, Gesù, la sera di Pasqua, ricorda ai discepoli che sono chiamati a portare al mondo la sua pace: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20.21).Come i discepoli e gli apostoli hanno, nel tempo, sempre obbedito a questo mandato ricevuto, così come sono stati chiamati in primis a eseguire questo mandato i successori di Pietro, così papa Leone XIV è chiamato a rispondere a tale mandato, e cosa significa essere operatore di pace, lo possiamo cogliere in un passaggio del suo messaggio per la LIX Giornata Mondiale per la pace: «La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici. La grande parabola del giudizio universale invita tutti i cristiani ad agire con misericordia in questa consapevolezza (cf. Mt 25,31-46). E nel farlo, essi troveranno al loro fianco fratelli e sorelle che, per vie diverse, hanno saputo ascoltare il dolore altrui e si sono interiormente liberati dall’inganno della violenza.
Sebbene non siano poche, oggi, le persone col cuore pronto alla pace, un grande senso di impotenza le pervade di fronte al corso degli avvenimenti, sempre più incerto. Già Sant’Agostino, in effetti, segnalava un particolare paradosso: “Non è difficile possedere la pace. È, al limite, più difficile lodarla. Se la vogliamo lodare, abbiamo bisogno di avere capacità che forse ci mancano; andiamo in cerca delle idee giuste, soppesiamo le frasi. Se invece la vogliamo avere, essa è lì, a nostra portata di mano e possiamo possederla senza alcuna fatica”.
Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire che la pace è vicina. Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica…
Tuttavia, “chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace”. Così Sant’Agostino raccomandava di non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero, preferendo la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui».
In questo suo primo messaggio sulla pace, papa Leone XIV, rivela quale sarà il suo atteggiamento verso quel prezioso dono del Cristo Risorto che è la pace: amare i nemici della pace, e in questo si rivela degno figlio di sant’Agostino, il quale nel suo Discorso 357, compone un Elogio della pace. In questo elogio, il vescovo d’Ippona, oltre a dare delle indicazioni su come comportarsi con i nemici della pace, la quale la si possiede nella misura in cui la si ama, più la pace è amata, più è posseduta. La pace è l’unico bene per il quale non si accende la cupidigia degli uomini
Amare la pace è possederla. Invece possedere beni come terreni, gioielli, case o altro non significa amarli, anzi, ma la pace è un bene del cuore e va comunicata agli amici. Questa va comunicata a tutti anche ai fratelli separati, ma per comunicarla è necessario possederla nel profondo del proprio cuore, e non come atteggiamento esteriore. Solo la persona mite può comunicare la pace, perché cerca la via migliore per farla conoscere e certamente non la impone con la forza a chi ama la pace solo a parole e cerca la via del litigio si risponde con tutta pace.
Inoltre, papa Leone XIV, è un profondo conoscitore del Concilio Vaticano II, e ne sono prova le catechesi di questo periodo, incentrate proprio a far conoscere più in profondità quella preziosa “primavera della Chiesa” che è stata questa grande assisi conciliare, la quale tra i suoi numerosi e preziosi documenti si annovera la storica dichiarazione Nostra Aetate (Nel nostro tempo) sulle relazioni della Chiesa Cattolica con le altre religioni non cristiane. In questa dichiarazione promulgata il 28 ottobre 1965 da papa san Paolo VI, un documento epocale che ha aperto il dialogo il mondo interreligioso.

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In questo documento si parla di semina Verba, cioè di una presenza di Cristo in tutte le religioni, di conseguenza la Chiesa cattolica non rifiuta nulla di ciò che è vero e santo nelle altre religioni, riconoscendolo come un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini.
Più volte in questo periodo il pontefice è tornato ad auspicare una pace disarmata e, anche più volte attaccato dal presidente americano Trump, ha difeso il suo modo di agire, ricordando che la sua missione è il Vangelo, ed è in questa direzione che si sviluppa la “politica estera” della Chiesa, la quale scorgendo una presenza di Cristo in tutte le religioni, non può non cercare di far emergere la cultura della pace, che non si fonda sull’uso delle armi, ma sul dialogo, la comprensione reciproca e, soprattutto, sul rispetto, mettendo da parte ogni proprio interesse economico, che spesso e volentieri è di pochi, per un interesse maggiore che è di molti.