
Se la Guerra in Iran dovesse proseguire fino a fine anno i costi aggiuntivi dovuti all’inflazione da supereranno i 1.600 euro per ogni famiglia vicentina. Una conclusione amara alla quale la Cisl territoriale è giunta grazie al proprio Centro studi che ha dedicato all’argomento un approfondimento.
Sotto la lente, i vistosi rincari di quasi ogni cosa, ma in particolare di alcuni prodotti, tra i quali i carburanti sono quelli più sensibili perché, come è noto, influenzano via via il costo di molti altri.
Le conseguenze del conflitto in Medio Oriente si sommano a uno scenario – quello degli ultimi 10 anni – segnato già profondamente dalla pandemia e dall’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia. Uno scenario nel quale – ricorda la Cisl – i prezzi in provincia di Vicenza erano già fortemente aumentati (+22,1%), con picchi significativi in cibo ed utenze domestiche, solo per citarne alcune. Inoltre, “dal 2023 il forte aumento dei prezzi ha iniziato a erodere i redditi”.
Ora, la “mazzata” della Guerra in Iran, arrivata senza che ci fosse modo di riprendersi. “Nei soli primi tre mesi del 2026 – ancora la Cisl Vicenza – l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività, calcolato su base 100 nel 2025, è cresciuto di 1,7 punti.
I trasporti in particolare hanno registrato un incremento di 2,4 punti nel solo mese di marzo, e lo stesso andamento si osserva per le voci di spesa relativi alle abitazioni e alle bollette, che in un solo mese crescono di 1,9 punti. Per comprendere la portata concreta di questi incrementi, va sottolineato che la struttura della spesa delle famiglie venete mostra un peso particolarmente rilevante proprio per abitazione, utenze ed energia (33,39%) e per i trasporti (11,69%), che insieme rappresentano oltre il 45% della spesa complessiva. Le previsioni economiche antecedenti lo scoppio del conflitto sono già state stravolte: a dicembre 2025 l’Istat stimava un aumento dell’inflazione pari a +1,4% per tutto il 2026, ma ad oggi l’aumento reale ha già raggiunto il +1,7%”.
Guerra in Iran: le ripercussioni sui conti dei vicentini
Incrociando gli scenari sull’andamento dell’inflazione elaborati dal World Economic Forum, Banca d’Italia e Confindustria con le voci di spesa medie delle famiglie vicentine, l’Ufficio Studi Cisl Vicenza stima che se la guerra terminasse immediatamente, l’inflazione registrata in provincia di Vicenza su base annua sarebbe comunque pari a +2,8%, con una conseguente spesa maggiore per famiglia – rispetto all’inflazione inizialmente prevista se non fosse scoppiata la guerra – di circa 480 euro.
Se invece la guerra dovesse protrarsi anche solo per altri tre mesi, l’inflazione nel Vicentino arriverebbe al 4,2%, con una spesa aggiuntiva non preventivata di 960 euro per ogni famiglia vicentina.
Infine, se la guerra proseguirà fino a fine anno, i costi aggiuntivi per ogni famiglia vicentina saranno pari in media a 1.650 euro. Considerando che il reddito medio da lavoro dipendente nel Vicentino nel 2025 è stato pari a 29.039 euro, equivalenti ad uno stipendio netto di circa 1.520 euro su 13 mensilità, significa che la guerra potrebbe costare a ogni famiglia vicentina oltre una mensilità netta.
“Il conflitto in Iran – sottolinea Raffaele Consiglio, Segretario Generale provinciale di Cisl Vicenza – rischia di avere conseguenze molto gravi in termini di perdita di potere d’acquisto delle famiglie, erodendo la capacità di risparmio e spingendo ulteriormente verso la soglia di povertà relativa quella fascia di popolazione che pur avendo un lavoro non riesce più a far fronte alle spese.
In questo contesto, ovviamente auspichiamo che la crisi internazionale possa presto trovare una soluzione, ma non si può semplice restare in attesa degli eventi. Alcune leve importanti per mitigare la crisi possono essere attivate e gestite anche a livello territoriale. La prima riguarda il controllo dei prezzi e il contrasto alle speculazioni: la dinamica dei prezzi è chiara ma alcuni aumenti appaiono ingiustificati, come Sindacato chiediamo dunque un patto tra le parti sociali per combattere la speculazione e che i Comuni rendano protagoniste le rispettive Commissioni Prezzi, affinché si facciano promotrici di un’azione concreta di sorveglianza e contrasto agli abusi.
Parallelamente, chiediamo che gli enti locali mettano in pratica adeguate politiche di tutela dei cittadini, ma anche delle imprese del territorio, in particolare studiando agevolazioni tariffarie sulle utenze da parte delle società partecipate e incentivi all’utilizzo del trasporto pubblico. Riteniamo infatti che nelle situazioni di crisi la proprietà pubblica delle aziende debba assolvere anche ad una funzione di tutela della comunità, distinguendosi per una valenza di tipo etico e solidaristico senza per questo rinunciare alla logica di un giusto profitto ed equilibrio finanziario”.




































