
La consigliera regionale del Pd collega i dati diffusi dall’Ulss 3 alla necessità di rafforzare insieme controllo del territorio, prevenzione sanitaria e presa in carico sociale.
La diffusione della cocaina a Venezia richiede più personale per le forze dell’ordine e un piano straordinario per le dipendenze, secondo Monica Sambo. In una nota diffusa dall’Ufficio stampa del Consiglio regionale del Veneto, l’esponente del Partito Democratico richiama i numeri resi noti dall’Ulss 3 Serenissima e chiede interventi coordinati di Regione e Comune.
Secondo i dati citati, in dieci anni le dosi sequestrate sarebbero raddoppiate e circa la metà di quelle registrate nell’area oggetto dello studio proverrebbe dal territorio veneziano, con una presenza rilevante nell’hinterland di Mestre e nelle località turistiche della provincia.
Sambo sostiene che la risposta non possa limitarsi agli annunci sulla sicurezza. Chiede più personale, strumenti investigativi e risorse per chi contrasta spaccio e organizzazioni criminali, ma insiste anche sulla prevenzione delle condizioni sociali che favoriscono il consumo e il radicamento dei mercati illegali.
Il tema si collega alla discussione regionale sui servizi sanitari e sociali per le persone più fragili in Veneto. La consigliera attribuisce al fenomeno una dimensione insieme criminale, sanitaria e sociale, che richiede competenze diverse e continuità degli interventi.
Cocaina a Venezia, SerD e prevenzione al centro della proposta
La nota indica che le persone seguite dai SerD per grave dipendenza da cocaina sarebbero passate da 259 nel 2015 a 389 nel 2025, mentre quelle prese in carico per abuso di crack sarebbero triplicate. Sono cifre che, secondo Sambo, rendono necessario un rafforzamento stabile dei servizi.
La richiesta alla Regione è di prevedere nel prossimo bilancio risorse straordinarie per personale sanitario, psicologico, educativo e sociale. Fra gli strumenti indicati figurano unità di strada, servizi di prossimità, percorsi di cura e reinserimento e attività di prevenzione rivolte soprattutto ai più giovani.
Al Comune di Venezia viene chiesto un cambio di passo nei quartieri più esposti, costruendo una rete con Ulss, scuole, terzo settore e istituzioni competenti. Sambo critica una strategia concentrata prevalentemente sulla repressione e ritiene insufficienti interventi occasionali privi di un progetto complessivo.
La posizione politica chiama in causa anche l’assessore comunale Simone Venturini, al quale la consigliera chiede di illustrare i risultati concreti delle misure adottate. Le responsabilità penali per traffico e spaccio restano comunque materia dell’autorità giudiziaria e vanno distinte dal confronto sull’efficacia delle politiche pubbliche.
Per affrontare la cocaina a Venezia, conclude Sambo, sicurezza e welfare devono procedere insieme. Il controllo del territorio serve a contrastare le reti criminali; prevenzione e cura sono invece indispensabili per ridurre la domanda, sostenere le famiglie e accompagnare le persone fuori dalla dipendenza.









































