
Il mondo del lavoro femminile in Veneto e nella provincia di Vicenza presenta forti criticità nell’ambito di disoccupazione e salari. A sostenerlo la Cgil di Vicenza che lancia l’allarme in occasione dell’inaugurazione, oggi, della mostra fotografica “Una lotta senza tempo”, presso la propria sede.
Subito un dato: in 20 anni l’occupazione femminile in Veneto è cresciuta da 800 mila donne (2004) a circa 970 mila. In provincia di Vicenza emergono criticità molto nette: le donne sono il 50,4% della popolazione provinciale, ma sono meno presenti nel mercato del lavoro. Il tasso di occupazione nel vicentino è del 59,4% contro il 76,5% degli uomini.
“Particolarmente significativo – commentano dal sindacato – è il dato sulla disoccupazione femminile: mentre quella maschile si attesta all’1,9%, quella femminile sale al 5,1%, in crescita rispetto al 2024. In sostanza, in provincia di Vicenza la crescita della disoccupazione riguarda quasi esclusivamente le donne. A questo si aggiunge il tema della precarietà. In Veneto, nell’81% dei casi le nuove assunzioni femminili avvengono con contratti a termine. Le donne sono inoltre maggiormente concentrate nel part-time: il 35% delle occupate lavora con orario ridotto contro appena il 6% degli uomini. Spesso si tratta di part-time involontario, che limita reddito, autonomia economica e possibilità di crescita professionale”.
Sul fronte delle retribuzioni, secondo le elaborazioni della Camera di Commercio di Vicenza sui dati 2024, a parità sostanziale di settimane di lavoro le donne continuano a percepire salari molto inferiori rispetto agli uomini. Ci sono circa 11 mila euro di differenza nella retribuzione media annua tra i due generi.
“Il gender pay gap – spiegano dalla Cgil – attraversa tutte le qualifiche professionali, comprese quelle apicali. Le donne dirigenti, quadro, impiegate e operaie percepiscono mediamente meno dei colleghi uomini, confermando l’esistenza di un sistema che continua a penalizzare il lavoro femminile. Il divario salariale non è però soltanto una questione economica: è il risultato di una struttura del mercato del lavoro ancora segnata da segregazione professionale, carichi di cura sbilanciati, minori opportunità di carriera e difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro”.
Per questo la CGIL considera fondamentale la piena attuazione della Direttiva europea sulla trasparenza retributiva e ritiene necessario che la norma italiana estenda il monitoraggio a tutte le forme di lavoro e non solo al lavoro subordinato.
“L’occasione di questa mostra qui in Cgil a Vicenza – ha commentato Giulia Miglioranza, segretaria Cgil Vicenza con delega alle politiche di genere – ci dà la possibilità di mettere in evidenza una situazione legata alle differenze di genere che rimane una costante in questi decenni come possiamo vedere attraverso la Storia narrata dalle tante fotografie esposte. Nonostante l’evoluzione delle dinamiche e la crescita registrata le differenze di genere, soprattutto in ambito lavorativo e retributivo, rimane davvero marcata sia a livello nazionale che a livello regionale che a livello provinciale.
Noi viviamo in una provincia in cui il tasso di occupazione è elevato – ha aggiunto la segretaria della Cgil di Vicenza -, tuttavia la situazione del lavoro femminile vede meno donne occupate rispetto agli uomini, più donne a part time, spesso con part time involontario, rispetto agli uomini e delle differenze retributive, a parità di mansione, molto molto significative”.



































