Lotta ai Pfas nel mondo, regista indiano Varrun Sukhraj ad Altreconomia: “Ora lottiamo anche noi, grazie Mamme No Pfas”

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Varrun Sukhraj
Varrun Sukhraj, scrittore, regista e attivista indiano (foto da Facebook)

Varrun Sukhraj, scrittore, regista e attivista indiano è il “ponte” tra la popolazione civile che vie attorno al Lote Parshuram e le Mamme No Pfas e la galassia delle associazioni che in provincia di Vicenza e nel Veneto si battono da anni contro i cosiddetti “forever chemicals”.

Lo si apprende da una intervista che recentemente lo stesso ha concesso ad Altreconomia, media che si occupa di temi quali economia solidale e cooperazione internazionale (qui il loro sito internet).

Prima di riportare quel che ha detto, ricordiamo che Lote Parshuram, è l’area industriale (MIDC) nel comune di Khed, distretto di Ratnagiri, nello stato indiano del Maharashtra dove alcuni mesi fa sono esplose le proteste contro l’importazione nel posto dei macchinari proveniente dall’ex stabilimento Miteni di Trissino in provincia di Vicenza.

Per approfondire, leggi: Mamme No Pfas: la protesta contro i “forever chemicals” arriva in India

Varrun Sukhraj e i danni che la Laxmi organic industries potrebbe causare in India

Varrun Sukhraj, parte ricordando come la vicenda è emersa grazie all’inchiesta giornalistica di  Gianluca Liva, Filippo Tommasoli, Anna Violato e Marta Frigerio, pubblicata da The Guardian (a suo tempo, ne abbiamo parlato qui), scoprendo che l’installazione dei macchinari riguarda il suo villaggio di origine.

Così – ha spiegato il regista indiano – è nato il contatto con Daniela Bezzi e Michela Piccoli, rappresentanti della Mamme No Pfas. Nell’ambito della collaborazione ha messo a disposizione una piattaforma civica da lui fondata, The next indians.

La Laxmi organic industries – citiamo dall’intervista ad Altereconomia -, l’azienda che ha acquisito la tecnologia e i macchinari che erano della Miteni, si trova nell’enclave industriale di Lote Parshuram. Questa area è situata sulla costa occidentale del Paese ed è famosa per i Ghati occidentali, una catena montuosa che corre parallela alla costa e che è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 2012 per la sua eccezionale biodiversità. L’industria è inoltre circondata da due grandi fiumi che si collegano direttamente all’oceano e la contaminazione dell’acqua potrebbe raggiungere luoghi molto lontani, per questo minaccia il sostentamento di centinaia di miglia di persone. Questa Regione è inoltre vitale per l’agricoltura e l’orticoltura. Da quelle aree esportiamo riso e frutti di mare e i famosi mango Alfonso che sono originari della località che si chiama Konkan“.

Dal momento che sono stati chiari i possibili risvolti per la salute e l’ambiente, è iniziata l’attività di sensibilizzazione allo scopo di aumentare la consapevolezza della popolazione locale. “lo scorso 6 aprile si è tenuta una grande marcia a cui hanno partecipato alcune migliaia di persone“, ha raccontato Varrun Sukhraj.

In quest’ottica, il regista descrive come “fondamentale” l’apporto conoscitivo fornito dalle Mamme no Pfas: “Conoscere le mamme e attiviste del movimento ci ha dato grande motivazione e supporto – ha detto -. Quando i genitori in India hanno saputo che alcune mamme dall’altra parte del mondo stavano protestando per i loro figli hanno ricevuto una spinta incredibile. Abbiamo iniziato a sostenerci nella creazione di contenuti e un video di Michela Piccoli che, rimanendo in silenzio, mostra alcuni cartelli con delle scritte in cui esprime la solidarietà delle madri italiane a quelle indiane, è diventato virale qui. Grazie a questa collaborazione e alla risonanza internazionale che ha avuto, per la prima volta il ministro dell’Ambiente del Maharashtra ha ammesso ufficialmente che a Lote Parshuram vengono prodotti Pfas. Prima le autorità negavano tutto“.

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Sukhraj ha inoltre partecipato in video conferenza, a marzo scorso, al “Pfas Essential- Scientific workshop at European parliament”, iniziativa a Bruxelles organizzata dalle deputate Cristina Guarda e Pietikäinen Sirpa (leggi qui).

“È stata una buona occasione – ha spiegato – perché ho potuto lanciare un appello all’Unione europea e ai decisori politici attraverso la campagna denominata ‘Stop the dump’. Il nostro messaggio è molto chiaro: non vogliamo diventare la discarica dei Paesi sviluppati. Se una sostanza è pericolosa in una parte del mondo, lo è anche altrove. Il problema è che in India mancano politiche di regolamentazione per la produzione di Pfas, il che permette a queste industrie di crescere esponenzialmente. Al Parlamento europeo ho ribadito che questo è un crimine contro l’umanità e dobbiamo unirci per fermarlo”.