Il nuovo presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, ha accusato l’amministrazione di estrema destra di Jair Bolsonaro di aver commesso un genocidio contro il popolo Yanomami dell’Amazzonia, in mezzo all’indignazione pubblica per la catastrofe umanitaria nel più grande territorio indigeno del Paese.

Sabato, Lula ha visitato lo stato amazzonico di Roraima per denunciare la situazione degli Yanomami, le cui terre, sulla carta territori protetti, sono state messe in crisi dall’incuria del governo e dall’esplosione delle attività minerarie illegali.

“Più che una crisi umanitaria, quello che ho visto a Roraima è stato un genocidio”, ha twittato Lula domenica, un giorno dopo aver visitato una clinica sovraffollata per pazienti Yanomami nella capitale di Roraima, Boa Vista. Alla vigilia del viaggio sono emerse fotografie di bambini e adulti Yanomami ridotti pelle e ossa, che hanno messo a nudo l’entità della crisi sanitaria in cui versano i circa 30.000 abitanti indigeni del territorio.

Lula ha accusato il suo predecessore di aver abbandonato le comunità indigene e di aver incoraggiato le migliaia di minatori illegali che hanno invaso l’enclave Yanomami, grande come il Portogallo, durante il governo di Bolsonaro del 2019-2022. Questi minatori hanno contaminato i fiumi e distrutto le foreste, privando le remote comunità Yanomami di fonti di cibo fondamentali – pesce e altri animali come scimmie e cinghiali – e contemporaneamente diffondendo la malaria e ostacolando gli sforzi degli operatori sanitari del governo.

Fonte: The Vision