
(Adnkronos) –
Quarant’anni di carriera non si festeggiano tutti i giorni. E Max Giusti ha deciso di farlo nel modo più naturale per lui: salendo su un palco. Il 16 luglio, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, porterà in scena “40 e sto”, uno spettacolo che mescola celebrazione, sfida e ritorno alle origini. “In realtà sarebbero 41 anni – ride – perché il mio debutto risale alla stagione ’84-’85. L’anno scorso ce lo siamo dimenticati. Ma va bene così: festeggiamo adesso”, dice Giusti, che da lunedì 13 luglio torna anche nel preserale di Canale 5 con ‘The Wall’. “È un bel momento. Certo, domenica notte non dormirò in attesa degli ascolti. Ma sono felicissimo a Mediaset e contento anche di tornare sul palco con il mio show”.
Per l’occasione e per tracciare un po’ di bilanci a latere dell’anniversario, dopo la presentazione dei palinsesti Mediaset, Giusti ha incontrato un gruppo di giornalisti nel giardino a bordo piscina del ristorante La Pisanella, che gestisce insieme al circolo sportivo Play Pisana. È un luogo che gli somiglia: rilassato e pieno di vita. Un circolo sportivo rinomato per la pratica del tennis (Max è un appassionato da sempre) dove si allenano e si sono allenati diversi giovani campioni. È la sua seconda casa (anche perché abita poco distante), il posto dove si ferma a respirare tra un set televisivo e un palcoscenico.
E il palcoscenico, adesso, chiama forte. “L’anno scorso alla Cavea sono stato benissimo, è un posto bellissimo. Stavolta ho pensato a una sorta di ‘meglio di’, che non ho mai fatto: metà pezzi nuovi, metà cose attualizzate ma pescate dagli ultimi quindici anni. E alcune delle mie imitazioni-parodie, naturalmente. Mi piace vedere il pubblico come un toro: io mi metto lì con il drappo e lo sfido”. Ci saranno sorprese, forse anche una guest star. “Non posso annunciarla perché… non lo sa ancora!”, dice ridendo. “Posso solo dire che la mia prima ospitata in una trasmissione televisiva è stata anche la sua”.
Questa volta, però, sarà diverso. “Sarà la prima volta che in platea non ci sarà mio padre. Vivo quella fase in cui i miei si sono fatti vecchietti e ho cercato di creare un team in casa che possa aiutarli. È una cosa che ti cambia lo sguardo, anche sul palco”.
La paura del palco, quella dei primi anni, oggi non c’è più. “All’inizio sì, ce n’era tanta. L’incertezza sull’accoglienza di una battuta, il dubbio. Ora no. Mi rendo conto io prima se per la platea che ho davanti è meglio tagliarla. È un istinto che arriva con il tempo”. Il “sentore di avercela fatta” per lui ha un luogo preciso: il Sistina. “Dieci sere al Sistina, il salotto buono di Roma. È come aprire una pasticceria a un diabetico e dirgli che non gli fa più male mangiare lo zucchero…”. E il pubblico più difficile? “Napoli. Non fa applausi a scena aperta. Poi magari alla fine ti fa dieci minuti di applausi. È un pubblico che devi conquistare centimetro dopo centimetro”.
Sul politicamente corretto ha una posizione netta: “Per me è la mia coscienza. Si può dire tutto, dipende come lo dici e in quale contesto. Per far ridere non posso buttare via anni di conquiste sociali. Non è questione di censura: è questione di rispetto. Io sono d’accordo con il principio che la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri”. Il successo della stand up comedy lo ha spronato sul ritmo. “Oggi anche io vado più veloce”. Ma, soprattutto, gli spettacoli sono influenzati dal clima che si respira intorno. “E in quarant’anni il clima è cambiato tantissimo: siamo cresciuti negli anni ’80, anni di benessere e spensieratezza. Ora è un’altra storia”.
Ed è per questo che negli spettacoli di oggi ha tolto tutto ciò che non fa ridere. “C’era un periodo in cui prima del finale si faceva una riflessione più seria. Ma dati i tempi, l’unica regola che mi do è far ridere in maniera non banale. Ho tolto le riflessioni sull’attualità perché non sono pieno di certezze. Chi sono io per insegnarti a campare?”. Concorda con Francesco De Gregori, quando dice che i proclami non vanno fatti sul palco? “No. Se uno se la sente, è giusto che lo faccia. Ma io non me la sento. Questo mondo sembra un B‑movie di terz’ordine. Non sono contento del mondo che sto vivendo e di quello che sto lasciando ai miei figli… Intendiamoci: io voglio campare altri trent’anni! Ma non me la sento di dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. E non mi piace nemmeno che me lo dicano altri: dimmi come la vedi tu, poi io mi faccio la mia idea”, sottolinea.
Il racconto della sua vita è sempre attraversato da un senso “di gratitudine ma anche di rivalsa”. “Sono cresciuto al Trullo, figlio unico di due genitori che facevano lavori umili. Ho smesso presto di studiare. Quando mi proposero la versione inglese di ‘Aggiungi un posto a tavola’ per il Covent Garden. Dovetti dire no per la lingua. Anche per questo ai miei figli ho fatto fare la scuola internazionale. E quando viaggio con loro rimango un po’ male leggendo nei loro occhi l’imbarazzo per il mio inglese, pieno di perifrasi per ovviare al vocabolario ristretto”, sorride.
Per il grande show alla Cavea ha un’idea spiazzante per l’incipit: “Vorrei iniziare con ‘Tarzan Boy’ di Baltimora. Tutti ricordano solo il ritornello ‘ohohoh‑ohoh‑ohohoh’ ma nessuno sa le parole. È un modo per tornare agli anni dei miei esordi”.
Giusti si definisce “un onnivoro, un entusiasta” e ammette di aver imparato tardi a dire di no. “Il sì di cui mi sono pentito? Forse quello per ‘Stile Libero Max’. Io non sono capace a fare scherzi telefonici crudeli. Non era la cifra giusta per me”.
Ma oggi sul fronte televisivo Max sta vivendo un momento che definisce senza esitazioni “un sogno”. Il 13 luglio debutta la nuova edizione di ‘The Wall’ nel preserale di Canale 5, dopo il felice approdo a Mediaset l’anno scorso con ‘Caduta Libera’ e poi con ‘Scherzi a parte’, che tornerà anche nella prossima stagione dopo un debutto al 26% di share e una media oltre il 23%. “A Mediaset mi trovo benissimo. A Cologno Monzese c’è un welfare pazzesco: dall’asilo nido alla tintoria, dalla libreria al ristorante, dalla mensa al negozio di alimentari. È un posto dove ti senti sostenuto”, rimarca.
E il sostegno, per lui, ha avuto in primis il volto di Pier Silvio Berlusconi (“un editore con una visione”) ma anche di due colleghi speciali. “Mi piacerebbe fare una serata con Gerry Scotti, anche solo uno speciale. Lui per me è un punto di riferimento, e quando abbiamo testato ‘The Wall’, a girare il numero zero ad Atene mi ha accompagnato lui”. Ma non è stato l’unico. “Mi sono sentito molto sostenuto anche da un’altra colonna di Mediaset: Paolo Bonolis. Fu lui a dirmi per primo che aveva parlato molto bene di me ai vertici Mediaset e che forse qualcosa si stava muovendo. Eravamo al Sistina: andai subito a dirlo all’orecchio a mia moglie. Ero tutto felice. Ma un anno fa non avrei mai sperato di essere dove sono ora. Mi sento fortunato e sono felicissimo”.
Anche il cinema gli ha regalato soddisfazioni importanti. “Ho fatto tre film da protagonista: ‘Appena un minuto’ di Francesco Mandelli, ‘La seconda chance’ di Umberto Carteni e ‘Dicono di te’, sempre di Carteni. Di due ho scritto anche la sceneggiatura. Ma forse quello che mi ha dato più soddisfazione è ‘La seconda chance’ che non ho scritto, perché quando ti scrivi addosso la sceneggiatura tendi a essere indulgente con te stesso. Qui invece mi sono trovato a interpretare un professore di latino e sono stato molto fiero, anche pensando alla faccia della mia professoressa e a tutte le insufficienze che mi aveva dato al liceo scientifico”, ironizza. “Ma insomma, per ora, se continuo a questo ritmo con la tv e con il teatro (in ballo c’è anche il ritorno al Sistina con ‘Il Marchese del Grillo’, ndr.) sarà difficile avere tempo per il cinema. Chissà, magari una serie tv, ma ora le vogliono fare tutti, non c’è più lo snobismo dei primi tempi da parte dei grandi nomi del cinema”.
Infine, la radio. Con ‘Radio2 SuperMax’ è stato a lungo uno dei volti di punta del palinsesto di Rai Radio2. “Ora ho cambiato editore, ma mai dire mai. In radio mi sono divertito moltissimo”.
Sui progetti futuri, Giusti non può dire molto, ma oltre agli impegni già noti qualcosa di altro si muove. Dopo il recupero di ‘Scherzi a parte’ con una versione innovativa e il pubblico in studio, circola voce che il conduttore sia stato coinvolto nei test sui numeri zero di altri titoli storici. E chissà che non ci sia di mezzo anche il ritorno di ‘Ok il prezzo è giusto’, annunciato da Pier Silvio Berlusconi per la prossima stagione. “Non so niente”, si schermisce con un sorriso.
Quando invece gli si chiede quale programma della storia della tv abbia amato di più, non ha dubbi: “Portobello. Metà della tv di oggi è nata da lì. Rifarlo? No, non me la sentirei”.
E Sanremo? “E a chi non piacerebbe? Ma non ne voglio parlare perché mi porta sfortuna. E poi fare Sanremo implica tutta una serie di giri che durano anni. Ora sto benissimo dove sto, ma se mi chiamassero e Mediaset mi desse la liberatoria, certo che non direi di no”, conclude con un sorriso.
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