La morale negli animali. Una riflessione sulla responsabilità da Charles Darwin a Konrad Lorenz

La morale negli animali, credits biopills.net
La morale negli animali, credits biopills.net

«Si è spesso e fidentemente asserito che l’origine dell’uomo non può essere conosciuta: ma […] non è nuova per nulla la conclusione che l’uomo, insieme con altre specie, discenda da qualche forma antica inferiore, ed oggi estinta»[1] scrisse Charles Darwin e, partendo proprio da lui possiamo sviluppare una prospettiva alternativa del rapporto fra uomo e natura. Se è vero che nella storia si è creduto spesso che l’essere umano sia superiore, possiamo chiederci: vi è una morale negli animali? La natura ha la stessa dignità etica dell’uomo? Gli animali, le piante e tutti gli esseri naturali pensano e si organizzano in società o sono eterne vittime dell’istinto naturale?

Questa riflessione porta alcuni etologi e biologi contemporanei, come Konrad Lorenz o Carl Safina, ad elaborare una vera e propria etica della natura, senza doverci per forza sottomettere ad essa, ma riconoscendola e dandole giusta dignità. Il problema di fondo risiede nel rapporto che abbiamo con gli animali e, più in generale, con il mondo naturale, che consideriamo spesso un insieme di esseri senza coscienza. Gli animali hanno un proprio pensiero e una propria moralità o sono semplicemente guidati dall’irrazionalità?

Le domande raramente hanno una risposta definitiva e certa, ma per aiutarci a comprendere questa problematica sarebbe utile assumere «invece la prospettiva del mondo che sta fuori di noi, dove gli esseri umani non sono la misura di tutte le cose, ma una specie tra altre specie»[2].

Alla domanda sulla morale negli animali e sul rapporto fra natura e uomo, cruciale per comprendere come stiamo distruggendo il nostro mondo, ha tentato di rispondere l’etologo Konrad Lorenz nel suo L’anello di Re Salomone. La prospettiva di Lorenz parte dall’evoluzionismo darwiniano: non siamo nient’altro che esseri naturali, certamente evoluti, ma rimaniamo tali anche nel confrontarci con altri esseri naturali.

L’anello di Re Salomone uscì per la prima volta a Vienna nel 1949, poco dopo la conclusione di una delle più grandi tragedie dell’umanità. Ma che cosa ha da dirci un etologo sulla Seconda guerra mondiale?

In realtà molto più di quello che si potrebbe pensare, tanto da intitolare un intero capitolo del libro “armi e morale”. L’analisi di Lorenz parte sempre dalla prospettiva della natura, osservando l’aggressività nel mondo animale e studiandola, ma solo successivamente approfondisce questo fenomeno nelle società umane. L’autore austriaco sostiene che l’aggressività è un istinto naturale e che, se accumulata, costringe l’animale a liberarsene e a sfogarsi. Il problema della morale negli animali risiede sempre nell’equilibrio, perché, anche considerando l’aggressività come un istinto naturale, Lorenz ha osservato che nessun’altra specie oltre l’uomo uccide in maniera organizzata altri simili.

L’aggressività però negli animali è controllata dalla natura stessa perché «lo stesso processo evolutivo che ha fornito a una creatura animale i suoi mezzi di aggressione ha anche plasmato i suoi impulsi e le sue inibizioni»[3]. Sulla questioni della moralità degli animali, egli risponde che essi sono naturalmente aggressivi, per un istinto di sopravvivenza, ma per lo stesso processo di evoluzione hanno sviluppato delle inibizioni sociali e comportamentali che ne evitano l’estinzione. Un risultato importante dell’osservazione di Lorenz e del suo studio sul comportamento degli animali è il comprendere che gli essi, anche quelli considerati spesso i più aggressivi, si comportano generalmente nello stesso modo verso gli altri simili, ovvero hanno cura dei propri simili. «In realtà i concetti di “rapacità” e di “assassinio” possono applicarsi solo a misfatti contro il prossimo, dell’uomo contro i suoi simili»[4] sottolinea lo studioso nello stesso capitolo, mostrando come il concetto di assassinio nella natura può essere applicato solo per uccisioni all’interno della stessa specie, dove molto spesso sorgono meccanismi di inibizione sociale.

«Una sola creatura possiede armi che non sono cresciute sul suo corpo, che non rientrano nella struttura funzionale dei suoi comportamenti innati, e il cui uso non è regolato da una corrispondente forza di inibizione: questa creatura è l’uomo»[5]. Il rapporto e il confronto con la realtà naturale, che abbiamo perso o sottovalutato, ci aiuta anche a capire i problemi della nostra società ed è anche per questo che dovremmo approfondire il nostro rapporto con il pensiero della natura e l’etologia.

Abbiamo visto, come Lorenz ha osservato nei suoi studi, che gli animali sviluppano inibizioni naturali e sociali alla violenza fratricida, ma la nostra umanità sarà capace di sviluppare delle inibizioni “artificiali” ed etiche alla violenza che abbiamo generato in maniera non naturale? Dobbiamo assumerci la responsabilità, secondo l’etologia di Lorenz, di aver creato delle armi di distruzione di massa non previste dall’equilibrio naturale. Guardando alla morale negli animali, sapremo sviluppare dei freni, anch’essi non previsti dalla natura, ma necessari per salvarla?

[1]C. Darwin, L’origine dell’uomo e la selezione sessuale (https://www.storiologia.it/darwin/cap01.htm )

[2] Carl Safina, Al di là delle parole, Adelphi, Milano 2018, pag. 19.

[3] Konrad Lorenz, L’anello di Re Salomone, Adelphi, Milano 1989, pag. 174.

[4] Ivi, pag. 159-160

[5] Ivi, pag. 174-175


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a cura di Michele Lucivero

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Questo articolo è il frutto della collaborazione tra il giornale Vipiù.it e il Liceo Scientifico, Scienze Applicate, Linguistico e Coreutico “Da Vinci” di Bisceglie (BT) per i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO).