Dal Veneto all’Europa: il modello dell’Ospedale San Bortolo diventa un esempio per la cura della mastocitosi

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ospedale San Bortolo
La relatrice del congresso, la dott.ssa Patrizia Bonadonna, direttrice dell'Allergologia del San Bortolo

L’ospedale San Bortolo di Vicenza si conferma un punto di riferimento europeo per la diagnosi e il trattamento della mastocitosi, una rara malattia ematologica che può provocare gravi reazioni allergiche e coinvolgere diversi organi del corpo. Il modello multidisciplinare sviluppato nel capoluogo berico è stato presentato nei giorni scorsi a Istanbul durante il Congresso Europeo dell’Accademia di Allergologia (EAACI), attraverso un simposio tenuto dalla dottoressa Patrizia Bonadonna, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Allergologia del San Bortolo.

Mastocitosi, una malattia rara ma complessa

La mastocitosi è una patologia caratterizzata dall’accumulo e dalla proliferazione incontrollata dei mastociti, cellule del sistema immunitario che possono infiltrare diversi organi, tra cui cute, midollo osseo, fegato e apparato gastrointestinale. I sintomi sono molto variabili e comprendono manifestazioni cutanee come prurito e orticaria, disturbi gastrointestinali e sintomi sistemici che, nei casi più gravi, possono sfociare in shock anafilattico.

“La mastocitosi è una malattia rara, con una diffusione di un caso ogni 10 mila persone”, spiega la dottoressa Bonadonna. Sebbene nella maggior parte dei casi i sintomi possano essere controllati con adeguate terapie farmacologiche, il rischio principale è rappresentato dalla predisposizione a sviluppare reazioni allergiche severe.

Il legame con l’allergia al veleno di imenotteri

Particolarmente significativo è il rapporto tra mastocitosi e allergia al veleno di imenotteri, come api e vespe. La prevalenza della malattia supera infatti il 20% tra i pazienti che sviluppano uno shock anafilattico dopo una puntura. Spesso la diagnosi di mastocitosi viene effettuata proprio durante gli accertamenti successivi a una grave reazione allergica.

I pazienti affetti da mastocitosi sistemica presentano inoltre un rischio molto più elevato di anafilassi rispetto alla popolazione generale e possono sviluppare reazioni severe anche in seguito all’assunzione di alcuni farmaci, durante anestesie generali o esami con mezzi di contrasto. Per questo motivo il San Bortolo ha maturato una significativa esperienza nell’applicazione di protocolli preventivi di desensibilizzazione.

Il modello multidisciplinare dell’Ospedale San Bortolo

Al centro dell’intervento della dottoressa Bonadonna al congresso europeo di Istanbul vi è stata l’importanza di un approccio multidisciplinare nella gestione della mastocitosi. La specialista ha presentato anche il documento scientifico PRACTALL sulla gestione dei pazienti affetti da questa patologia, realizzato insieme a esperti statunitensi ed europei del settore.

La complessità della malattia rende infatti necessaria la collaborazione tra diverse figure professionali. A Vicenza opera un Gruppo Multidisciplinare della Mastocitosi che coinvolge allergologi, ematologi, dermatologi, genetisti e specialisti del metabolismo osseo, garantendo una presa in carico completa del paziente.

Una rete di specialisti per una diagnosi accurata

Accanto all’attività clinica, un ruolo fondamentale è svolto dai professionisti impegnati nella biologia molecolare, nella citofluorimetria e nell’anatomia patologica, indispensabili per definire correttamente la diagnosi.

Il percorso di cura coinvolge inoltre gastroenterologi per la gestione delle problematiche digestive e specialisti della salute mentale quando la malattia si accompagna a disturbi cognitivi o psicologici.

Particolare attenzione è dedicata anche ai bambini. All’ospedale vicentino è infatti attivo un percorso specifico per la mastocitosi cutanea in età pediatrica, una forma che nella maggior parte dei casi tende a migliorare spontaneamente con la crescita.

Mastocitosi Ospedale San Bortolo: il valore del test genetico

Da oltre un anno l’Azienda ULSS 8 Berica ha avviato una collaborazione con l’Unità Operativa di Genetica per l’identificazione della triptasemia alfa ereditaria (HαT), una condizione genetica recentemente riconosciuta che può presentare sintomi simili ad altre patologie mastocitarie.

L’introduzione di questo esame consente una diagnosi differenziale più precisa e permette di indirizzare i pazienti verso il trattamento più adeguato. Vicenza è oggi uno dei soli tre centri italiani in grado di eseguire questa specifica analisi genetica, attirando pazienti provenienti anche da altre regioni.

L’esperienza maturata dal Gruppo Multidisciplinare della Mastocitosi conferma così il ruolo dell’Ospedale San Bortolo come centro di eccellenza nazionale ed europeo, capace di offrire percorsi diagnostici e terapeutici personalizzati e basati sulle più recenti evidenze scientifiche.