Riforma istituti tecnici, alle proteste lanciate da Aula 33 e sindacati aderiscono Psi e Rifondazione Vicenza

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Nuove adesioni al presidio di Aula 33 a Vicenza, presso la sede cittadina dell’Ufficio scolastico regionale, in programma martedì 5 maggio, a partire dalle 15, per protestare contro la riforma dell’ordinamento degli istituti tecnici decisa dal Ministero, e allo sciopero nazionale indetto da Usb, Cobas e FLC Cgil per giovedì 7 maggio.

Dopo la Rete delle RSU degli istituti superiori scendono in campo anche Psi e Rifondazione comunista Vicenza.

“Il PSI – spiega il segretario cittadino Luca Fantò – sarà presente al presidio organizzato da Aula 33. L’istruzione pubblica statale è lo strumento attraverso cui lo Stato offre ai propri cittadini pari opportunità. Opportunità di potersi formare, di costruire le competenze necessarie per realizzare le proprie aspirazioni e per contribuire efficacemente allo sviluppo della società.

Il governo Meloni – prosegue – sta silenziosamente rivoluzionando l’istruzione pubblica rendendola sempre meno efficace. La riforma degli Istituti tecnici rientra in questa operazione di annichilimento della scuola pubblica, al pari dell’introduzione del 4+2 e dei Licei quadriennali.

Gli obiettivi della protesta sono molto vicini a quelli che il PSI nazionale, col suo Scuola Grand Tour sta portando in giro per il Paese: sburocratizzazione della professione docente; lotta alla dispersione scolastica; impegno per l’inclusione; valorizzazione del personale scolastico tutto”, conclude Luca Fantò.

Il Partito della Rifondazione Comunista “esprime il proprio pieno sostegno al presidio promosso dal coordinamento Aula 33 e sostiene lo sciopero del 7 maggio promosso da USB e FLC CGIL e altre organizzazioni del sindacalismo di base contro la riforma degli Istituti Tecnici voluta dal Ministro Giuseppe Valditara.

Quella di Valditara è l’ennesima operazione autoritaria costruita senza alcun confronto con docenti, studenti e famiglie. Una riforma imposta dall’alto che smaschera il vero progetto della destra: smantellare la scuola pubblica, ridurre gli spazi di pensiero critico e trasformare l’istruzione in un meccanismo di selezione sociale e di addestramento al lavoro precario.

Dietro la retorica dell’innovazione – prosegue la segreteria provinciale del
Partito della Rifondazione Comunista – si nasconde un attacco frontale alla qualità della formazione con conseguenti tagli di cattedre e di personale. Il disegno è chiaro: costruire una scuola di classe, dove a pochi è riservata la formazione critica e completa, mentre alla maggioranza viene destinata una preparazione povera, funzionale e subordinata”.