
“Una sostanza rilasciata presso il sito Silva di Montecchio Precalcino è destinato a giungere all’Oasi Naturalistica di Villaverla per via della conformazione della falda. Qui ci sono i pozzi che portano acqua potabile a un vasto territorio”.
A sostenerlo è il Comitato Tuteliamo la Salute, da anni impegnato nella salvaguardia dell’ambiente e della salute dei cittadini interessati dall’impianto di trattamenti rifiuti da anni al centro di una battaglia ambientale e legale.
Un nuovo intervento questo, nell’ambito delle attività che il comitato sta mettendo in campo per opporsi ancora al progetto del privato non autorizzato dalla conferenza dei servizi (leggi qui). Ecoeridania ha impugnato in sede giudiziaria il parere negativo e, recentemente, anche l’approvazione delle aree di salvaguardia della risorsa idrica (leggi qui).
Il comitato: ecco perché quel che si disperde nell’impianto Silva arriva nei pozzi
Il Comitato cita alcuni studi che già in passato hanno dimostrato come una sostanza qualsiasi, anche non per forza inquinante, dispersa dall’impianto Silva di Montecchio Precalcino finisce nell’acqua destinata ai cittadini.
Si tratta di una tesi di Dottorato di ricerca del geologo Pietro Zangheri, “Processi di inquinamento chimico delle acque sotterranee nelle media ed alta Pianura Veneta” del 1993, successivamente ripreso da Lorenzo Altissimo, ex direttore del centro idrico di Novoledo soprannominato “il padre delle acque vicentine”.
Questo il fatto “storico” evidenziato dagli studi: nel 1988 il Laboratorio
dell’Oasi Naturalistica di Villaverla rilevò una concentrazione anomala dello ione cloruro nell’acqua dei pozzi acquedottistici. Dall’analisi di pozzi e rogge emerse “una perdita accidentale – riporta il Comitato – avvenuta nelle immediate vicinanze del sito dove oggi Silva Srl intende effettuare il maxi ampliamento“.
Questo episodio e altri fattori fisici della falda denotano secondo i cittadini la particolare vulnerabilità della zona, tanto che “un eventuale futuro sversamento presso Silva avrebbe dirette ripercussioni sui pozzi di captazione di acqua potabile”, è la tesi del Comitato Tuteliamo la Salute.
“È sempre più evidente come il luogo scelto da Ecoeridania per insediare un deposito di 129 tipologie di rifiuti, di cui 64 pericolosi, in parte anche ecotossici, e uno sterilizzatore termico di 32.000 tonnellate all’anno di rifiuti sanitari anche pericolosi e a rischio infettivo sia inadeguato“, il commento conclusivo del Comitato che prosegue a chiedersi il perché da parte del privato di tanta insistenza.





































