
(articolo da VicenzaPiù Viva n. 308, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Al di là della lettura dei quotidiani e dei commenti su basi o non basi, come stanno vivendo i vicentini questi giorni complessi della politica internazionale?
Naturalmente non posso rispondere per tutti. Ma da vicentina “media” – più o meno – posso dire che un po’ sono preoccupata. Soprattutto per le conseguenze economiche dei conflitti. Per il costo della vita che sale e per gli stipendi che scendono. Al momento, a dire il vero, la mia quotidianità continua ad andare avanti sempre allo stesso modo: lavoro, mangio, dormo, nutro il gatto, mi concedo qualche aperitivo, ma temo di vivere una sorta di The Truman Show, con la differenza che io sono consapevole che l’attualità è tragica e che sto facendo finta di non vederla.
Della guerra come tale sono meno spaventata. Non ho esperienze dirette di che cosa voglia dire essere in guerra, cioè vivere in un Paese che sta combattendo, ma come tutta la mia generazione ho avuto entrambi i genitori che hanno vissuto direttamente la Seconda guerra mondiale: erano bambini (mia mamma era del 1934, mio padre del 1936) ma abbastanza grandi da avere ricordi precisi di quegli anni.
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