
(articolo da VicenzaPiù Viva n. 308, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Dopo la Seconda guerra mondiale gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente o indirettamente in decine di guerre e crisi internazionali. Dalla Corea al Vietnam, dall’Afghanistan all’Iraq, fino all’attuale confronto con l’Iran, al Venezuela e alle tensioni con Cuba dopo quelle con la Danimarca e con l’UE per la Groenlandia, ogni conflitto è stato accompagnato da motivazioni ufficiali e da letture geopolitiche più profonde. Un lungo viaggio nella storia contemporanea per capire come Washington sia diventata la principale potenza militare globale e quali effetti abbiano avuto le sue guerre sul mondo, sull’Occidente e sugli stessi Stati Uniti.
Quando il 2 settembre 1945 finì ufficialmente la Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti uscirono dal conflitto non soltanto come vincitori, ma come nuova potenza dominante dell’Occidente. L’Europa era distrutta, il Regno Unito indebolito, la Germania annientata, il Giappone occupato. Restavano due soli giganti: gli USA e l’Unione Sovietica.
Da quel momento il mondo entrò nella lunga stagione della Guerra fredda, una contrapposizione non solo militare ma ideologica, economica, tecnologica e geopolitica. È dentro questo quadro che bisogna leggere quasi tutti i conflitti nei quali Washington è intervenuta negli ultimi ottant’anni.
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