
Cristina Guarda porta a Bruxelles il caso delle 77 villette a Ca’ Roman: la petizione per tutelare l’oasi supera 49.350 firme.
Il progetto delle 77 villette a Ca’ Roman, nell’oasi di Pellestrina, arriva all’attenzione delle istituzioni europee. L’europarlamentare veneta Cristina Guarda, esponente di Europa Verde, ha annunciato di voler portare il caso a Bruxelles dopo una visita nell’area con gli attivisti della Lipu. La petizione pubblica contro l’intervento ha superato 49.350 adesioni.
Guarda definisce Ca’ Roman un ecosistema prezioso della laguna, tutelato dalle direttive dell’Unione europea, e chiede che governo e istituzioni locali fermino il progetto. La sua posizione si inserisce nel più ampio dibattito sulla protezione ambientale della laguna di Venezia.
L’intervento prevede la demolizione degli edifici fatiscenti dell’ex colonia delle suore Canossiane e la costruzione di 77 unità abitative a uso turistico, nell’area meridionale di Pellestrina tra laguna e mare aperto.
Villette a Ca’ Roman, petizione e tutele europee per l’oasi
Un precedente progetto sullo stesso sito era stato dichiarato inedificabile dal Tar del Veneto nel 2017, decisione confermata dal Consiglio di Stato nel 2024. Il 23 luglio il Consiglio della Municipalità del Lido e di Pellestrina ha approvato una nuova variante; secondo i critici, la procedura avrebbe evitato il passaggio in Consiglio comunale. L’amministrazione comunale non si è ancora espressa nel merito, riferisce la nota.
Ca’ Roman è una riserva gestita dalla Lipu e si estende su 48 ettari di dune costiere. L’area rientra in tre siti della rete europea Natura 2000 e ospita quasi duecento specie di uccelli censite, alcune delle quali considerate a rischio.
Alla mobilitazione hanno aderito cinquanta professori universitari e il comitato “Pellestrina per Caroman”, che il 4 settembre ha organizzato un corteo al Lido con centinaia di partecipanti. Tra i sostenitori della petizione viene indicato anche l’attore Andrea Pennacchi.
La battaglia contro le villette a Ca’ Roman assume così una dimensione regionale ed europea: i promotori chiedono che la tutela della biodiversità prevalga sulla nuova edificazione turistica in un’area particolarmente fragile.

































