
(articolo dell'architetto Francesco Di Bella sui vuoti urbani di Vicenza da VicenzaPiù Viva n. 308, sul web per gli abbonati tutti i numeri, ndr)
Iniziamo oggi un excursus (che si svilupperà in più puntate) sui “vuoti urbani” di Vicenza, ovvero su quei luoghi che nel tempo hanno perso la funzione per la quale erano stati costruiti e aspettano oggi una “nuova vita” con l’inserimento di diverse e nuove funzioni al proprio interno.
Il ragionamento nasce dalla provocazione lanciata dal direttore Giovanni Coviello sul numero 305 di questa stessa testata1, quando pubblicava in copertina una sorta di “manifestazione di interesse pubblico” per la messa in vendita di una base militare americana nel capoluogo Berico, e si estenderà ad aree e luoghi legati non solo alla funzione militare.
I primi “vuoti” di cui ci occupiamo oggi, dunque, sono le basi americane, ma va subito fatta una chiara premessa metodologica, sulla scorta di quanto appena detto: gli spazi “vuoti” di cui parliamo ad oggi sono tutt’altro che vuoti, anzi, sono in fase di espansione. Però - se si concretizzassero le avvisaglie di un disimpegno americano dalla difesa del Vecchio Continente, come chiaramente espresso da Trump in più occasioni – questi spazi potrebbero svuotarsi presto, forse prima di quel che pensiamo anche se c’è da immaginare, in doverosa premessa, che a “spopolarsi” sarebbero ragionevolmente prima le basi NATO e poi quelle USA, come le 3 di Vicenza.
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