
Desertificazione del centro storico, a Vicenza ormai è allarme rosso: sta per chiudere il bar caffè la Triestina. Non si sa se temporaneamente o per sempre, ma il dato di fatto è che domani sarà l’ultimo giorno di apertura.
La Triestina chiude a Vicenza: centro sempre più abbandonato
La Triestina è la storia di Vicenza. Esiste da sempre, per quanto io ricordi. Punto di riferimento non solo per il caffè al volo o per un incontro, di lavoro o di svago ma anche per acquistare i sacchetti di caffè macinato, soprattutto a Natale, per fare un regalo originale, con l’aroma che poi riempie la borsa e la casa. E un’altra cosa che non ricordo è di aver mai visto è il locale vuoto o semivuoto. La Triestina è un punto di riferimento per la pausa caffè di negozi e uffici di Corso Palladio e di tutte le vie che portano verso Piazza dei Signori. Ma è anche una tappa fissa per chi va in centro al martedì e al giovedì per il mercato. Che sia al volo o seduti al tavolino, il caffè della Triestina è un rituale immancabile. Ed è così sempre, anche oggi. Perché dunque la chiusura? Probabilmente è ancora una volta una questione di costi sempre più alti da sostenere, tra spese generali e per il personale: se affitto, bollette e stipendi da pagare (sacrosanti) continuano ad aumentare, è difficile far quadrare i conti a forza di caffè, anche se ne fai migliaia a settimana. A quanto pare poi la Triestina non è l’unico esercizio pubblico che chiude: altri due locali, lo storico Garibaldi e la pizzeria “Pizza dei Signori”, entrambi dello chef stellato Grandi, stanno per tirar giù le serrande, lasciando il centro sempre più vuoto.
La chiusura della Triestina desta grandissima preoccupazione anche tra gli altri esercenti della zona, perché in questo modo la frequentazione del centro diminuisce oppure peggiora. La situazione è sempre più desolante: ormai i negozi chiusi in centro storico sono quasi la normalità. In contrà Muscheria, vicinissima a Piazza dei Signori, sono chiusi sette negozi su 14. Persino le grandi catene a Vicenza sembrano fare più fatica che altrove. E si sa che negozi e bar chiusi significano meno frequentazione, città meno vissuta, più spazio a degrado e piccola criminalità in un circolo vizioso che prelude solo a nuove chiusure.
Una situazione forse comune anche ad altre città, ma che a Vicenza è impossibile non notare. Basta fare due passi in Corso e contare le vetrine abbandonate, seppur “ingentilite” dalle vetrofanie imposte dal Comune di Vicenza, che forse faranno bene all’estetica, o a chi le produce, ma non cambiano la sostanza: i locali sono chiusi. Proprio su questo forse ci vorrebbe un intervento veramente incisivo e non solo parolaio dell’amministrazione cittadina, che vada ben oltre i proclami sul “sindacali”, e sindacabili, o l’estetica leodariana che scopiazza il genio palladiano per ridurlo a tappabuchi.
Se non è possibile imporre affitti meno esagerati tassando chi “preferisce tenere chiuso piuttosto che abbassare i costi”, si può cercare di agevolare chi invece affitta a prezzi ragionevoli (come già proposto anche da Confcommercio), e soprattutto si dovrebbero concedere contributi significativi a chi, a fatica, cerca di tenere vivo il centro. Le manifestazioni, le iniziative, i fine settimana a tema sono una gran bella cosa, ma non risolvono il problema: l’indotto del grande evento, spesso fine a se stesso se non anche a interessi vicini al Palazzo, non basta se poi nel resto della settimana le vie restano semivuote e appena va via il sole, nel buio delle idee produttive dell’Amministrazione, cala anche il buio su tre quarti delle strade.








































