Mafie, lettera della Rete degli Studenti Medi del Veneto: “Leggetela nelle classi”

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Studenti Medi Veneto

La Rete degli Studenti Medi del Veneto ha scritto una lettera rivolta alle scuole, agli insegnanti e agli studenti, con un messaggio contro le mafie. Una sorta di manifesto di come dovrebbe essere la società nei confronti dei fenomeni di criminalità organizzata.

L’iniziativa – viene spiegato in un comunicato stampa – è realizzata in occasione della Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, in programma come ogni anno il 21 marzo, primo giorno di primavera.

“Questo – spiegano dalla Rete degli Studenti Medi del Veneto – è un argomento che purtroppo nella nostra regione viene trattato fin troppo poco, perché percepito come distante, nonostante la mafia sia un problema che tocca anche i nostri territori, come tutto il Paese. Vista l’importanza di questo tema, l’obiettivo è che la lettera venga letta in classe da professori e studenti, e che venga inviata agli studenti in forma di circolare.

Oltre ad inviarla alle scuole, facciamo un appello diretto a professori, studenti, dirigenti scolastici che vedono questa lettera sui nostri social o sulla stampa: che la scarichino e la leggano ai loro studenti, ai loro compagni di classe, ai loro colleghi”.

Dal nostro sito, puoi scaricarla cliccando qui. Di seguito pubblichiamo il testo integrale.

Rete degli Studenti Medi del Veneto, la nostra lettera contro le mafie: “Leggetela nelle classi”

“Vogliamo un’Italia libera dalle mafie, dalla corruzione e dalle ingiustizie, ma soprattutto che accolga chi arriva da lontano. Un’Italia capace di educare chi rischia di sbagliare, di curare chi sta male, di parlare di pace, di coltivare speranza. Sogniamo tutte le nostre città libere, un paese libero con cittadini liberi.

Liberi perché responsabili, liberi perché fanno un uso coraggioso della propria libertà”.

Con queste parole di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, sentiamo l’esigenza di interrogarci ed evidenziare il significato profondo del 21 marzo, Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Cosa rappresenta per noi la memoria delle vittime?

Quelle vite spezzate sono solo un ricordo o rappresentano il presupposto necessario affinché la lotta alla mafia diventi una costante del vivere sociale di ogni cittadino?

Vittima, dal latino victima, indica l’animale che offre la propria vita ritualmente in sacrificio.

Quei corpi stesi a terra, quelle vite spezzate raccontate dalla struggente fotografia di Letizia Battaglia, sono la conseguenza del loro sacrificio e della loro lotta nei confronti della vita e della giustizia.

La mafia prima ancora di essere un’organizzazione criminale è una struttura di pensiero fondata sull’annullamento dell’altro. È quella struttura chiamata da Leonardo Sciascia ‘gerarchia dell’umanità’ che ci mostra come la mentalità mafiosa neghi la dignità dell’individuo.

Una mentalità costituita solo da omertà e complicità che rinchiude l’esistenza di una persona in un circolo deleterio. La criminalità organizzata è ovunque.

Si trova in ogni luogo, in ogni regione senza distinzione tra Nord o Sud e solo quando inizieremo a denunciare anche solo il più piccolo atteggiamento mafioso ci renderemo conto che la mafia è tra di noi.

È nostro dovere, quindi, dare memoria e vita ai 1101 nomi che vengono pronunciati oggi nelle piazze non solo per l’impegno dato ma soprattutto per poter continuare la loro lotta.

Dobbiamo ribellarci a tutto ciò che richiama la cultura mafiosa, dobbiamo dire No ad una società che imita personaggi che hanno rappresentato la morte del nostro paese. 

Con le idee e il coraggio di chi ha lottato per noi dobbiamo parlare della strage di via d’Amelio che ancora nasconde tante verità, dobbiamo raccontare di quel 23 maggio 1992 che vide la morte di Giovanni Falcone – e della sua scorta – che poco prima faceva l’ultimo bagno nel suo mare, nella sua Palermo.

Dobbiamo ricordare Peppino Impastato che ha sfidato i boss – tra cui suo padre – attraverso una radio e l’impegno in politica. Dobbiamo raccontare del coraggio di Rita Atria che a soli 17 anni, alla nostra età, si affidò a Paolo Borsellino voltando le spalle alla propria famiglia mafiosa perché, grazie a Borsellino, ha conosciuto la speranza.

Dobbiamo raccontare ai nostri figli, ai nostri nipoti ciò che è successo e ciò che tuttora succede perché ogni atto mafioso è un attacco diretto alla democrazia.

Giovanni Falcone affermava che “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”

Ed è per questo che la lotta alla mafia deve essere un impegno costante, un impegno che deve fermare la violenza che le nostre strade stanno vivendo.

Dobbiamo percorrere, tutti insieme, quei 100 passi verso il coraggio e la verità con la stessa tenerezza straziante che usò Rosaria Costa durante il discorso pronunciato al funerale di Vito Schifani, suo marito, ucciso dalla mafia.

La lotta alla mafia inizia in piazza, nei collettivi, nelle associazioni, sui banchi di scuola, attraverso lo studio e attraverso la capacità critica.

Come diceva Borsellino “se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”

Attraverso lo studio e la cultura dobbiamo muoverci per quella stessa storia che studiamo. Quando varcheremo per l’ultima volta il portone della nostra scuola dovremo essere convinti che la nostra “maturità” non si misura attraverso un voto ma attraverso la capacità di scegliere da che parte stare.

Dalla parte della vera giustizia. 

Dalla parte dell’antimafia ricordando sempre che “il vento della memoria semina giustizia”.

Rete Studenti Medi del Veneto