Luca Cislaghi e la corsa solitaria alla segreteria provinciale PD di Vicenza. Giro di poltrone con Luisetto? Karam permettendo

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Luca Cislaghi, Partito Democratico Vicenza

La corsa “solitaria” di Luca Cislaghi alla segreteria del Partito democratico provinciale di Vicenza potrebbe essere il preludio a un giro di poltrone.

Nei giorni scorsi, abbiamo riportato gli ultimi aggiornamenti sulle candidature al ruolo di segretario dei dem nella provincia berica e, come successore di Davide Giacomin, in carica dal 2022, si è fatta avanti con sempre più insistenza quella dell’ex consigliere comunale di Velo d’Astico.

I nomi di altri pretendenti si sono sfilati con il passare del tempo fino a un paio di giorni fa quando sono scaduti i termini per depositare le candidature. Sicuramente ha avuto un peso l’endorsement dei big vicentini del partito: sulla sua candidatura, infatti, è arrivato un appello sottoscritto, tra gli altri, dall’eurodeputata Alessandra Moretti, la deputata Rosanna Filippin, i consiglieri regionali Chiara Luisetto e Antonio Dalla Pozza, il sindaco di Vicenza e il capogruppo in consiglio comunale Giacomo Possamai e Giacomo Bez, il segretario provinciale uscente Davide Giacomin, quello del capoluogo Corrado Battilana, oltre ad alcuni sindaci e segretari di circolo della provincia.

Secondo l’interpretazione più diffusa, si tratterebbe di un “incasso” da parte di Luca Cislaghi per la compostezza e il fair play con il quale, alle scorse elezioni regionali, ha deciso di non ricorrere contro il voto che lo ha visto non eletto (o primo dei non-eletti) per soli due voti, in favore di Antonio Dalla Pozza.

Considerando il carattere “temporaneo” con il quale spesso si riveste il ruolo presso la segreteria provinciale di un partito, a volte vissuta come trampolino di lancio verso incarichi più prestigiosi, si potrebbe allora ipotizzare che ci siano mire di questo tipo.

Una occasione – ad esempio – potrebbe essere fornita dalle prossime elezioni politiche, previste nel 2027. La consigliera regionale Chiara Luisetto potrebbe allora essere la candidata naturale dell’area vicentina, forte proprio del risultato alle scorse regionali quando raccolse circa 15.000 preferenze con le quali non solo è stata confermata a Palazzo Ferro Fini, ma è anche risultata la più votata nel Vicentino e la donna con il maggior numero di preferenze tra le fila del centrosinistra in tutto il Veneto.

Insomma, un ottimo biglietto da visita verso le elezioni del prossimo anno nelle quali il centrosinistra nazionale spera di scalzare Giorgia Meloni, presa da un calo di popolarità dopo aver messo in fila la sconfitta al Referendum, i casi Delmastro e Santanché e lo scontro con Donald Trump.

In caso di elezione in Parlamento, Chiara Luisetto lascerebbe il consiglio regionale, sancendo così l’ingresso del primo dei non eletti. E qui ritorniamo a Luca Cislaghi che, per allora, sarà con ogni probabilità il segretario provinciale di Vicenza del Pd da almeno un annetto.

C’è, infine, una voce, un sussurro da corridoio che nelle stesse condizioni della Luisetto vorrebbe anche Victoria Karam, componente del direttivo Pd, compagna del sindaco di Vicenza Giacomo Possamai, assistente parlamentare presso il Parlamento Europeo, italo-brasiliana attivista per i diritti civili in Italia, in particolare sul tema della cittadinanza, fondatrice di Volti Italiani, progetto editoriale e social nato per dare voce e visibilità a chi è nato o cresciuto in Italia ma non è ancora riconosciuto legalmente come cittadino, dal quale ha pubblicato un libro “Volti Italiani“, nel quale, attraverso le storie di giovani “nuovi italiani”, esplora i temi del razzismo, della burocrazia e della ricerca di identità.

La Karam, peraltro vicina all’influentissimo Giovanni Diamanti, è una figura molto in crescita con la sua attività, conquistando anche spazi su testate nazionali.

Al di là delle teorie, l’unità fin qui dimostrata dal Partito democratico vicentino resta un dato interessante, tenendo a mente le divisioni che da sempre condizionano la creatura di Romano Prodi e Walter Veltroni a livello nazionale. In tempi di “guanto di sfida” lanciato a Meloni e ai suoi, non è poco.